di Giuliano Orlando

Sabato notte al T-Mobile Arena di Las Vegas nel Nevada, torna sul ring il filippino Manny Pacquiao (62-7-2), quasi 43 anni, una carriera infinita, iniziata nel 1995 a 16 anni, nobilitata da titoli mondiali in ben sette categorie, record assoluto, fermo da due stagioni, per tentare la conquista della cintura WBA welter, che detiene il cubano Yordenis Hernandez Ugas, nato Santiago de Cuba il 14 luglio 1986, residente a Miami in Florida dal 2010, quando riuscì a fuggire dall’isola caraibica, dopo diversi tentativi falliti. Il filippino non combatte dal 20 luglio 2019, allorchè tolse l’imbattibilità al più giovane Keith Thurman (29-1) sfilandogli la cintura da supercampione WBA welter. Per contro il cubano, che ha sostituito Errol Spence jr. (27) duplice titolare (WBC e IBF), feritosi in allenamento, è alla prima difesa della cintura, conquistata il 6 settembre scorso a Los Angeles, a spese di Abel Ramos (26-4-2). Due pugili che hanno vissuto storie diverse, eppure molto simili nella volontà di uscire da tunnel negativi. Pacquiao nato da una famiglia poverissima, grazie al pugilato ha scalato la montagna delle difficoltà arrivando alla cima assoluta. Dalla prima borsa di due dollari nel 1995, agli oltre 100 milioni nelle sfide storiche contro Mayweather, Hutton, De La Hoya, Marquez e tanti altri campioni assoluti. Oggi Pacquaio, oltre che senatore è uomo d’affari, dal 2006 promoter con l’organizzatore Tom Brown Promotion, compresa la riunione di Las Vegas, che verrà trasmessa in Australia, Panama, Channel 13 e negli USA, pay per view (codice 888111), come in Italia sul canale satellitare (numero 256 del decoder) Sky Sport, che trasmetterà tutta la riunione in diretta. Il mondiale è previsto la domenica mattina attorno alle 5, con tre repliche alle ore 12, 16 e 20 nella stessa giornata festiva. Il costo è di 9,99 euro IVA inclusa. Speaker il giornalista Mario Giambuzzi, coadiuvato per la parte tecnica dall’ex campione mondiale dei massimi e argento ai Giochi Olimpici 1984, Francesco Damiani.

Il cubano, dopo una carriera dilettantistica di altissima qualità: mondiale cadetti nel 2003 a Bucarest in Romania, iridato nel 2005 in Cina, campione Panamericano 2007. Titolare ai Giochi di Pechino 2008, dopo aver superato il nostro Mirko Valentino, cedeva in semifinale al francese Sow, fermandosi al bronzo. A Cuba ha vinto il titolo nazionale dal 2005 al 2009, terzo nel 2004, secondo nel 2003. In maglietta disputa 105 incontri con solo nove sconfitte. Dopo il bronzo olimpico nel 2008, resta inattivo per motivi disciplinari (tentativi di lasciare l’isola) e, dopo i Giochi non ha più combattuto in maglietta. La fuga buona gli riesce nel maggio 2010 e due mesi dopo ad Atlanta in Georgia, debutta nei pro, battendo il croato Dino Dumonjic, a sua volta debuttante, finito KO al quarto round. L’ascesa sembra inarrestabile per undici incontri tutti vinti. A fermarlo è Johnny Garcia, il 23 marzo 2012 che ottiene la vittoria ai punti, nonostante sia stato contato nel quinto tempo. Sette mesi dopo, Ugas riprende la strada del successo con quattro vittorie. Il 2014 è l’anno nero: due match e due sconfitte, la prima contro Emanuele Robles sui dieci tempi a fine febbraio, seguita da quella contro l’imbattuto Amir Ahmed Imam a Los Angeles a maggio. I due stop segnano il momento più basso della carriera, al punto di ventilare il ritiro. Si ferma per oltre due anni, cambia l’entourage e il gym e il 12 agosto 2016 sul ring di Verona nello stato di New York, ritrova il gusto del successo a spese di Jamal James (27-1), pugile del Minnesota, longilineo dallo smisurato allungo, che si presentava con 20 vittorie e nessuna sconfitta. Ugas fu perfetto lungo i dieci round, anticipandolo e uscendo dal raggio delle sue repliche.  Seguono altre sette vittorie fino al 2018, che lo portano tra i top dei welter e l’opportunità di combattere finalmente per il mondiale di sigla WBC. Il 19 marzo 2019 si confronta con Shawn Porter (31-2-1), suo coetaneo e pugile indomabile. La sfida è bellissima ed equilibrata, con punte di altissima intensità. Decisione split per Porter, applausi per entrambi. Una sconfitta che lo stimola e riprovare, come infatti avviene il 6 settembre 2020, quando batte a Los Angeles, Abel Ramos (26-4-2), americano di 30 anni, dopo una battaglia equilibrata, finita per split decision, stavolta a favore del cubano.

Il cartellone prevede altri tre match molto interessanti. Nei pesi piuma, il lanciato Carlos Castro (26) con 11 KO, nato in Messico, nazionalizzato USA, residente a Phoenix in California pro dal 2012 a 17 anni, contro il colombiano Oscar Escandon (26-5) e 18 KO, di Ibague, pro dal 2008 e titolare nel 2004 ai Giochi di Atene nei mosca, eliminato al primo turno dal tedesco Rustan Rahimov, nato in Tajikistan, giunto terzo. Buon combattente dalla mascella sensibile, come dimostrano i 3 KO sulle 5 confitte.

A seguire l’eliminatoria WBC piuma tra Mark Magsayo (22+ 15 KO), 26 anni, filippino di Tagbilaran in grande ascesa, alla terza apparizione negli USA, contro il messicano Julio Ceja (32-4-1, 28 KO), 31 anni, residente in California, attivo dal 2009, reduce da due sconfitte, sfavorito nelle scommesse, sulle 12 riprese.

Nei welter, sfida USA, sui 10 tempi tra due veterani del ring, entrambi ex campioni del mondo. Robert Guerrero (36-6-1), attivo dal 2001, nato il 27 marzo 1983 (38 anni) a Gilroy, cittadina della California nota per la produzione di aglio, allenato dal padre Ruben ex dilettante, che ha portato i sei figli in palestra, anche se solo Robert ha fatto carriera, conquistando il mondiale in due categorie (piuma e superpiuma) per la IBF. Ha militato dai piuma ai welter, affrontando campioni del calibro di Marquez, Casamayor, Figueroa, Peralta, Salido, Klassen, Escobedo, Yordan, Katsidis, Danny Garcia, Thurman fino a Mayweather, tra il 2001 e il 2017, quando annunciava il ritiro. Durato una stagione. Nel 2018 tornava sul ring, battendo il magiaro Adam Mate per KO al secondo round. Il 28 settembre 2019, otteneva il verdetto contro Gerald Thomas (14-2-1) e sembrava l’ultima apparizione del mancino californiano, dal pizzetto ormai grigio, ma dalla battuta sempre pronta. Errore, l’invito a battersi contro Victor Ortiz (32-6-3 25 KO) di Garden City nel Kansas il 31 gennaio 1987, solo 34 anni, lo ha entusiasmato. “Siamo stati entrambi campioni del mondo, quindi due biglietti da visita ottimali. Vinca il migliore”. La storia di Victor Ortiz non è meno interessante. Origini ispaniche, infanzia difficile, padre alcolista, la conduzione della famiglia sulle spalle della madre. Victor è un ragazzino timido e subisce le prepotenze dei bulli. Entra in palestra per potersi difendere. Ha boxe lineare e valida, prende parte ai trials per le qualificazioni ai Giochi di Atene. Passa pro a fine 2004 a 17 anni e combatte per la Golden Boy di De La Hoya. Nel 2008 viene indicato come uno dei prospect migliori tra i welter. Il 16 aprile 2011 conquista il mondiale WBC battendo Andre Berto. Glielo toglie un certo Floyd Mayweather, il 17 settembre, con un verdetto che non convince la stampa e il pubblico. La rivincita promessa non arriverà mai. La sua faccia da attore nel 2012 gli apre la strada della televisione nella serie “Chiguis’n Control”, lavora anche nel cinema, importante il ruolo di Mars (giovane recluta e cecchino infallibile) nella serie de I mercenari, interpreta anche un giovane pugile nel film “Southpaw – L’ultima sfida”. Nel 2016 recita negli episodi della serie TV “Dice, Hawaii Five-0 e Life in Pieces, oltre a due episodi della serie Ray Donovan. Nel settembre 2018, finisce in carcere accusato di violenza sessuale, su denuncia di una donna che una volta interrogata si smentisce. Su cauzione viene rilasciato e il caso chiuso. Ingaggiato contro Guerrero su raccomandazione di Oscar De La Hoya che non lo ha mai abbandonato.

Di Alfredo

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