di Michelangelo Anile

Marinelli2È finito un incubo. Il peggio è passato. Per Giorgio Marinelli  tutto è divenuto un ricordo, un brutto ricordo. Ne parla accennando  un leggero sorriso,  come se avesse soggiogato  il destino con un jab e  una finta  sul tronco. Lui che ha conquistato sul ring la corona Intercontinentale  WBA ,  l’Intercontinentale, l’Internazionale IBF e la cintura della Comunità Europea,  non poteva arrendersi così facilmente perché un pugile, è cosa risaputa, ha la testa dura.  Classe 1980, lo “squalo” di Torre Angela ha infilato i guantoni  in tenera età e non li ha più tolti  grazie alle prediche paterne di  Giancarlo, il suo angelo custode. Lo abbiamo incontrato  per una breve intervista nella storica palestra di Torre Angela, l’ Olympic Boxe Gym  di   via  Anchise 48.


Innanzi tutto, come stai?
Fisicamente bene. E’ una settimana che ho ripreso ad allenarmi e ti posso garantire che è stato emozionante rientrare in palestra.  Ho ancora qualche problemino alla gamba,ma niente di preoccupante. Riguardo ai polmoni,  dove si è detto di tutto ma niente di vero, ho soltanto eseguito  una serie di terapie e non mi sono affatto operato come qualcuno ha detto.  Mi sento bene dopo tante preoccupazioni e soprattutto dopo tanta paura.  Da subìto ho capito la gravità dell’incidente.

Cosa ti è mancato del pugilato ?
Naturalmente tutto, senza del quale non so vivere. Una vita dedicata a questo sport non può d’un tratto terminare così in maniera  improvvisa. Anche quando mi trovavo ricoverato in ospedale non potevo non pensare ai match, agli allenamenti, ai rituali prima di un match, alle emozioni di una vittoria, all’adrenalina prima di salire sul ring. La prima cosa che ho fatto in ospedale, anche se in condizioni precarie, ho ascoltato alla radio l’incontro del mio amico Daniele Petrucci contro Cruz  e ho visto in televisione la difesa del titolo mondiale  di Fragomeni contro  Wlodarczyk. Posso dire, in fondo, che ancora una volta il pugilato mi ha aiutato ad uscire da un momento della mia vita davvero difficile. D’altronde è stato il match più duro della mia carriera.

Quante speranze ci sono di rivederti sul ring?
Adesso posso dire tantissime. Ho iniziato a lavorare in palestra da una settimana e lavorerò sempre aumentando i ritmi fino a dicembre. Da gennaio comincerò a fare i guanti e soprattutto a riprendere dimestichezza sul ring.  Mi mancano molto gli scambi soprattutto quelli che facevo con l’amico Della Rosa. Bei tempi….ma torneranno! Spero di ricominciare almeno con il titolo italiano e poi la trafila per  il mondiale.

Ti abbiamo visto a bordo ring con tuo padre Giancarlo. Ti piacerebbe seguire le sue orme come istruttore?
Lo farei pur di rimanere nel settore. Poi, con mio padre,  abbiamo un progetto in comune per quanto riguarda l’inaugurazione di una nuova palestra a Torbellamonaca per il nuovo anno.  Potrò finalmente trasmettere la mia esperienza pugilistica a tutti i ragazzi che desiderano riceverla come alternativa alle problematiche della società.  Mi dedicherò soprattutto ai bambini dedicando loro un settore specifico.

A tal proposito, quali consigli potresti dare a tutti i giovani che si avvicinano al pugilato?
La prima cosa che posso consigliare ad un giovane atleta, è quella di entrare in palestra per apprendere nozioni di pugilato inteso come disciplina sportiva (…i pugni non si tirano fuori la palestra, anzi…!); la seconda nozione è quella che il pugilato ti aiuta a vincere le paure e soprattutto a diventare uomo, perché rispetti l’avversario e ti batti con lui solo come avversario, non come nemico;  terza,  che tutti i ragazzi che entrano in palestra automaticamente si allontanano dai mali  e i vizi della società; quarta, ma ne potrei elencare ancora un’infinità, con il pugilato rispetti il tuo fisico, la tua mente, la tua vita. In fondo, questi sono stati tutti gli insegnamenti che io ho ricevuto da questo sport.
Quali sono le persone che vorresti  ringraziare  gridando  i loro nomi ad alta voce?
Primo fra tutti mio padre: mi ha portato in palestra, mi ha insegnato il pugilato, mi ha fatto diventare uomo e campione. E soprattutto mi ha fatto capire che  bisogna essere uomo anche fuori la palestra. Tra gli allenatori, sicuramente Patrizio Oliva e Francesco Damiani. A pari merito, forse di più perché donna, mia madre Antonietta che mi ha sempre seguito con il cuore e con le …lacrime. Tutti i suoi sacrifici e tutta la sua pazienza per starmi vicino, sono stati importanti affinchè io potessi raggiungere traguardi importanti. Poi tutti gli amici di Torre Angela che mi hanno seguito ovunque e ancora oggi  mi ricoprono di affetto.  Le mie nonne Carmela, Angela e Felicetta. A proposito di nonna Carmela e il suo consiglio prima di un combattimento:  “Bello di nonna, quando sul ring vedi le brutte, vedi subito di …fuggire via”.  Tra gli amici Emanuele Della Rosa, Emanuele Blandamura, Daniele Petrucci, Vittorio Oi, Simone Califano, Giacobbe Fragomeni, Pasquale Di Silvio, Domenico Spada, Valerio Lamanna, Sergio Romano, Fabio Russo,  Andrea Moretti, Gianluca Tamburrini e i procuratori Cavini, Cherchi, Paciucci e Petrecca. Ci tengo moltissimo a ringraziare gli infermieri di dell’Ospedale San Giovanni  e i medici del reparto di rianimazione che mi hanno aiutato fisicamente e psicologicamente durante la mia degenza a superare l’incidente.

Di Alfredo