DiRoccoNieto

di Giuliano Orlando 

 

Nel pugilato la globalizzazione è ancora da inventare. Ogni nazione si tiene stretto il capitale locale. In Germania, come in Francia e anche in Inghilterra per espugnare la piazza che ti ospita devi stravincere. Al momento l’Italia in guantoni spesso riempie la valigia e combatte in trasferta. Domani a Madrid e sabato a Leeds, due italiani cercano di non tornare a mani vuote. Michele Di Rocco (37-1-1) e Davide Dieli (15-3) si  giocano la carta europea. Il primo difende la  cintura superleggeri contro il forte sfidante Ruben Nieto (15), passato professionista nel 2010 a 27 anni, lanciato dal promoter Ricardo Sanchez Atocha, che lo guida dal terzo incontro in avanti. Domani nella capitale spagnola l’over-green Michele Di Rocco, 32 anni, di cui 15 sul ring, mette in palio il suo capitale che detiene dal giugno 2013 battendo a Brindisi  l’inglese Lenny Daws, sorpreso dal talento di un rivale che riteneva assai meno bravo. Lo scorso dicembre a Milano, prima difesa contro il finnico Ville Piispanen, martoriato di jab e montanti, vittoria ineccepibile. Questa di Madrid al Polideportivo Fernando Martin, è la prova del fuoco, per entrambi. Di Rocco ha ambizioni mondiali, giustificate dopo tanta gavetta in Europa. Lo sfidante vuol bruciare i tempi. Dopo la cintura UE, conquistata battendo in Belgio – unica trasferta su 15 incontri, tutti a Madrid – il pericoloso Jean Pierre Banwens, difesa di fronte a Samuele Esposito, arriva la grande opportunità. Da non perdere. Michele Di Rocco varca i confini nazionali, deciso a non lasciare lo scettro al madrileno. Impresa laboriosa: all’estero vincere di misura non basta. Boschiero insegna e non è l’unico. Bundu è l’orgoglio nazionale, capace di mettere in ginocchio l’orgogliosa Albione, agli altri resta solo l’onore delle armi. Tecnicamente l’italiano è superiore, ma Nieto è a sua volta un tattico furbo che sfrutta ogni opportunità. Soffre la pressione come tutti i pugili di rimessa. Di Rocco si è preparato a Milano sotto la guida di Franco Cherchi e ha le carte per tornare a casa col titolo. Desta sorpresa leggere la presenza a Madrid di Vincenzo Gigliotti (23-5), 42 anni, residente a Voghera, fermo dal gennaio 2004, buona carriera nei supergallo, campione italiano, cinture internazionali WBC, sfide europee e mondiali. Vincenzo che svolge attività nel settore edilizio, non lo ha fatto per qualche euro in più. L’avversario, 20 anni, Peter Mellar (Ung. 1-11-2) pare destinato a soccombere. Resta l’interrogativo del perché sia tornato. Mellar il 20 settembre a Cannobbio (Va), ha pareggiato contro il locale Renato Bovi, un superleggero di 42 anni, che dava l’addio al ring, per fare il maestro di boxe. I casi della vita: uno lascia e l’altro torna. Sperando non si protragga.

 

L’altro appuntamento è sabato, alla First Direct Arena a Leeds nello Yorkshire in Inghilterra. Europeo piuma vacante, tra il ragazzo di casa, il talentuoso Josh Warrington (18), 23 anni e il romano Davide Dieli (15-3), che di anni ne ha 35,  per gli amici “mezzo gancio” che potrebbe fotografare la situazione della sfida. Davide è professionista dal 2007, ha detenuto la cintura UE nel 2012, poi ha inseguito un titolo di pregio. Il momento è arrivato, ma pure proibitivo il confronto.  Josh è una pedina importante per la Matchroom di Eddie Hearn che opera in esclusiva con Sky. L’inglese dopo il titolo inglese (BBBC) e quello del Commonwealth, conta di porre in bacheca l’europeo, trampolino di lancio per il mondiale piuma. Match che alle 23.45 vedremo su Italia1. Un vero peccato il mancato accordo con la Tv spagnola, che ci priva di un europeo di alta qualità. Salvatore Cherchi da Madrid, fa sapere che è saltato il previsto accordo tra l’emittente spagnola e il promoter Ricardo Sanchez, per cui schermo spento per tutti.

 

 

Un fine settimana attivo. A Lviv (Leopoli) in Ucraina, la quinta fatica professionistica per il locale Olek Usyk, oro di Londra nei massimi, a spese di Clemente Russo. La K2 dei fratelli Klitshko, che lo guida, gli offre di conquistare la cintura intercontinentale WBO cruiser. Per farlo deve battere il non irresistibile sudafricano Daniel Bruwer (24-5-1), campione continentale. Andriy Kotelnik (31-4-1), nato a Lviv 37 anni fa, mondiale superleggeri nel 2008, titolo conquistato in Inghilterra, generoso ad oltranza, dopo venti stagioni appende i guantoni al chiodo. Primi pugni nel ’95, campione europeo jr. fino ai Giochi di Sydney nel 2000, col prestigioso argento, fermato da Mario Kindelan, uno dei miti cubani. Resta nel mondo del boxing, come tecnico. L’ultima battaglia contro il georgiano Alex Benifze (13-14) sulle otto riprese. Nel frattempo un altro ucraino, il medio Sergiy Derevyanchenko (2) ha incamerato la seconda vittoria da pro, battendo sul ring di Santa Monica in California, il tenace Lekan Byfield (5-6) che pur andando tre volte al tappeto è riuscito a chiudere ai punti. Nel clou, il camerunese Hassan N’Dam N’Jikam (31-1), dominando Curtis Stevens (Usa 27-5), contato all’8°, sui 12 tempi, è lo sfidante del campione IBF dei medi, il vincitore della sfida del 10 ottobre a Biloxi nel Mississippi, tra il titolare Sam Soliman (44-11) e Jermain Taylor (32-4-1). Due veterani. Sam è un aborigeno di Melburne, 40 anni. Attivo dal ’97. Lo scorso maggio scalza Felix Stum in Germania. Sam aveva già battuto il krukko il primo settembre 2013 a Dusseldorf, verdetto tramutato in NC per uso di stimolanti. Nove mesi fuori e il ritorno vittorioso. Taylor, il prossimo rivale è una vecchia conoscenza,36 anni, record costellato da vittorie eccellenti, l’unico ad aver battuto due volte Hopkins, ma anche essere finito KO tre volte su quattro sconfitte. Steso da Pavlik, Froch e Abraham. Dopo il tonfo a Berlino nel 2009, annuncia il ritiro. Ci ripensa e rientra nel 2011. Quattro match e altrettante vittorie. Riprova la sfida mondiale. Il vincitore atteso da N’Jikam, 30 anni, francese del Camerun.

Foto di Renata Romagnoli

2 Davide Dieli

 

Di Alfredo

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