di Giuliano Orlando

BUDVA (Montenegro). Gli europei youth maschili e femminili sono arrivati alle semifinali, assegnando i cento podi (52 maschili e 48 femminili) a 18 nazioni tra gli atleti e 19 nelle atlete. La Russia, come da previsione ha raccolto da sola 9 podi tra gli uomini (13 categorie) e ha fatto il pieno tra le ragazze, con 12 semifinaliste su altrettanti pesi. Uno squilibrio che ripeto da anni, svilisce la rassegna, ridotta ad un campionato russo open femminile. Un po’ più equilibrata nel maschile, dove l’Ucraina (7) si difende bene e altrettanto cercano di fare anche Bulgaria, Armenia, Moldovia e il padrone di casa, il Montenegro (5) dove l’aria di casa convince i giudici ad essere generosi. L’Italia in questo contesto non accampava grandi ambizioni, visto che le due squadre pagavano il cambio generazionale e l’assoluta astinenza dal quadrato nel 2020, ha creato un nostro handicap nei confronti di molte nazioni, in particolare le balcaniche e le ex Jugoslavia, che hanno svolto attività confermatasi utile a Budva. Ho già scritto delle sconfitte di Camiolo, Crobeddu, Chessa, Bindar, Piccolo e Frugoli, che salvo alcuni dettagli che non ci avevano favorito, ma nella sostanza rispecchiavano una nostra debolezza nei confronti di atleti superiori, in particolare sia nell’esperienza che nella struttura atletica, come hanno sottolineato i due tecnici Fabrizio Cappai e Francesco Stifani: “I nostri ragazzi hanno dato il meglio, non sempre le giurie sono state eque, ma al momento dobbiamo capire di essere indietro rispetto non solo a Russia e Ucraina, ma anche nei confronti di Turchia, Armenia, Bulgaria e una Spagna in forte crescita. Questo non significa che ci arrendiamo, semmai il contrario, ma i ricambi sono pochi e questo non facilita il compito. Poi ci sono situazioni come è accaduto a Budva, dove arbitri e giudici davano l’impressione di remare tutti ad Est dell’Europa”.

Discorso condivisibile al 100% e oltre. Difficile nascondere una realtà che a Budva si è ripetuta spesso, sempre nella stessa angolatura. L’assenza di Francia e le nazioni delle isole britanniche ha creato una situazione imbarazzante. Presenti nella grande maggioranza giudici e arbitri dell’area ex URSS ed ex Jugoslavia che parlano in russo emarginando il resto. Questa comunanza ha creato un cartello che decide quasi tutti i verdetti. A completare il quadro ci sono alcuni arbitri, come il moldovo e non solo, di assoluta incapacità che fanno solo danni. Emblematico il quadro nel periodo di riposo tra una riunione e l’altra al bar attiguo allo Sport sky Center Mediterransky, dove si svolge l’europeo. Attorno ad un grande tavolo sette-otto arbitri e giudici a conversare, solitari italiano e croato, ignorati dal gruppo.                                                                    Ieri sera hanno combattuto e perso gli ultimi due azzurri. Il toscano Samuele Giuliano negli 86 kg. e il casertano Paolo Caruso negli 86. Due sconfitte molto diverse nella sostanza. Giuliano ha trovato nell’ucraino Razhba un rivale semplicemente più forte, tecnicamente forse inferiore, ma che lasciava il segno quando colpiva, mentre i pugni dell’azzurro non incidevano. Tra round speculare e giusto verdetto 5-0 per Razhba. Caruso, che ha 17 anni, ha affrontato l’armeno Tshghrikyan che in apparenza dimostra non meno di 25 anni, la cui boxe tutta sventole non dovrebbe rientrare nei canoni. Fatta questa precisazione, proprio questa differenza di sostanza ha fatto nel primo round la differenza, anche se sul piano tecnico Caruso lo sovrastava, ma subiva questa pressione fatta di colpi larghi. Il secondo round, cambiava radicalmente, con l’azzurro che trovava il tempo dei colpi e il giusto gioco di gambe, dominando i tre minuti in modo nettissimo. Purtroppo ben tre giudici: l’estone, il polacco e il russo vedevano l’armeno in vantaggio. Solo incompetenza? Il dubbio mi assedia sempre di più. La terza ripresa vede i due stanchi, con Caruso che cerca di colpire per linee interne, mentre l’altro usa come ha sempre fatto traiettorie esterne, che in altri tempi venivano redarguiti dagli arbitri. Non certo dallo slovacco Zajac che si limitava a riprenderlo amichevolmente. La lettura dei cartellini, conferma la difformità dei giudizi. Polacco e russo 30-27, l’estone addirittura 30-26 ovvero i tre che hanno segnato il secondo round all’armeno, georgiano e romeno 29-28. Passando da un abisso di 4 punti ad uno solo. Esempio che ha etichettato spesso il torneo. Ultima chicca nella notte dopo le semifinali. La giuria d’appello ha smentito il 3-1, assegnato nei 71 kg. allo svizzero Messibah contro Zhorzhouam, assegnando la vittoria al georgiano. Primo ricorso accolto dei cinque presentati. Visto che a pensare male si sbaglia raramente, il peso politico delle due ha fatto la differenza. Personalmente ho seguito il match e non c’era nulla da obiettare. Lo svizzero di origine algerina, aveva vinto offrendo boxe più coordinata, mentre il georgiano attaccava senza alcuno schema e questa scelta della giuria mi ha spiegato perché la Commissione ha respinto il ricorso dell’Italia al verdetto che ha premiato la moldova Chiper nei confronti della nostra Abbate. La prima era molto brava nella rissa, quindi come il georgiano andava premiata, mentre l’azzurra che tentava di fare pugilato era da punire. Se questa è la Commissione d’appello, evito ogni commento.

Oggi giornata con le semifinali, dove combattono Sophia Mazzoni (50) contro la russa Vostrikova, costretta a faticare parecchio di fronte alla turca Cam, che l’ha pressata per i tre round, ottenendo il favore di un solo giudice. La ferrarese ha un bel pugilato, rapida e precisa, ma contro le russe per vincere devi stravincere e questa è impresa difficile assai. Confesso di essere molto deluso e amareggiato. In questo torneo troppi verdetti sono stati decisi da giurie incapaci o forse peggio. Di questo passo il rischio che non solo Francia, Inghilterra, Irlanda, Galles e Scozia declinino l’invito, ma anche altre le imitano e non sono certo quelle dell’Est Europa. Spiace questa atmosfera, in un torneo ospitato dal Montenegro in maniera ottimale a tutti i livelli a partire dalle strutture. La seconda italiana sul ring è Chiara Saraiello (75) napoletana della De Novellis, che trova la greca Stavridou, atleta forte ed esperta, sulla carta favorita. L’allieva di Valeria Calabrese ha mani pesanti ma poca esperienza e questo è il ritornello che etichetta l’Italia. Venerdì tocca ai maschi con qualche novità interessanti, purtroppo in chiave straniera. Nei 48 kg. Rafael Lozano, figlio del tecnico spagnolo bronzo ai Giochi di Barcellona 1992, affronta il moldovo Vieru e potrebbe essere la novità della categoria, anche se il russo Polukhin gioca il ruolo di favorito. Nei 51 l’azero Huseynov, vincitore del nostro Camiolo col dubbio, punta alla finale contro il macedone Hadi. Tra i giganti spicca l’israeliano Kriheu nei 92, mentre nella massima categoria, il tedesco Nikita Putilov, russo di origine, ha letteralmente picchiato il russo ufficiale Sergei Manzhuev, dominandolo sul piano tecnico e della potenza.

Di Alfredo

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