almaty 2013 day 9 cammarelleALMATY (Kaz).   Il giorno più lungo, quello che assegna un posto sul podio, si è concluso con tre vittorie che valgono il podio ai mondiali di Almaty, dove sono rimasti gli ultimi quaranta pugili di una maratona iniziata dieci giorni addietro e ha messo in programma qualcosa come 417 incontri, una vera follia, se consideriamo che i vincitori delle semifinali di giovedì,  in finale toccheranno il sesto match. L’AIBA in questo senso ha l’obbligo morale di rivedere la situazione, in considerazione del  fatto che è stato tolto il casco e sul ring si è arrivati ad una boxe violenta come nei professionisti.  Detto questo, rendiamo onore ai nostri cinque pugili che sono arrivato  a lottare per la conquista del podio. Tre ce l’hanno fatta. Gli inossidabili Valentino, Russo e Cammarelle, eroi del ring a tempo indeterminato.  Un Valentino da incorniciare, quello che ha battuto l’ostico e fortissimo azero Isayev, un torello di 60 kg. che voleva annientare l’avversario portando pugni carichi di potenza e rabbia. L’azzurro nel primo round lo ha tenuto a distanza azionando sinistro e destro con tempismo eccezionale. Nel secondo la forza belluina di Isayev ha reso le braccia  del nostro meno scattanti, ma non per questo l’azzurro ha subito passivamente. Si temeva che nell’ultimo round ci fosse il crollo, invece questo eterno ragazzo di Marcianise ha gettato il cuore oltre l’ostacolo rispondendo colpo su colpo e facendo la differenza proprio nella scelta di tempo che è il segno della classe. Un 3-0 bello come il pianto liberatorio dell’azzurro, che dal 2005 ad oggi, cinque  edizioni, è sempre salito sul podio, oro a Milano, argento a Chicago e bronzo in Cina e Baku. Comunque vada a finire, Clemente Russo metterà al collo la seconda medaglia  mondiale, dopo quella d’oro di Chicago nel 2007. Questo gigante di 30 anni, cover della boxe italiana, popolare anche in Kazakistan, dove nella sala dedicata alle World Series spicca la sua immagine, unico europeo ad aver questo onore, si è assicurato il podio battendo nettamente il croato Calic, aggiudicandosi i tre round. Il campano ora bada al sodo, nessun atteggiamento guascone, solo pugni che fanno punti. Intanto è tra i migliori quattro massimi e non è poco.  Il cubano Savon uno dei favoriti è stato battuto dall’azero  Mamadov e giovedì se la vedrà con Russo. Una sfida-rivincita molto attesa, a Londra, in semifinale l’azzurro ebbe la meglio con una terza ripresa incredibile, recuperando lo svantaggio che pareva incolmabile. Il terzo dei nostri moschettieri , Roberto Cammarelle, giovanotto di 33 anni, dal 1995 sul ring, per la prima volta combatte senza il casco e si cimenta in un mondiale senza pietà, dove la nuova filosofia imposta dall’AIBA è la battaglia a viso aperto, per traghettare questi ragazzi nel mondo del professionismo, pagando un prezzo più alto del previsto. Ferite e incidenti vari, confermano che forse si è andati troppo avanti. Cammarelle capitano coraggioso si è messo in gioco, rischiando le critiche di chi mesta nel torbido per farsi pubblicità in prospettiva. Roberto ha risposto da par suo, vincendo finora tre match, l’ultimo il più importante col croato Hrgovic, che ha 21 anni e un curriculum nelle rassegne giovanili che lo indicano come la grande speranza di Rio. Per il momento deve ancora crescere, in quanto Cammarelle lo ha ridimensionato per bene. Vincendo tre riprese su tre e mettendolo in crisi in diverse occasioni. Il giovanotto  dalle belle misure: 2 metri e allungo di conseguenza, ha dovuto rassegnarsi alla superiorità del più titolato antagonista che vola in semifinale. Per la cronaca, il gesto di rabbia dello sconfitto, prendendo a calci alcuni vasi di fiori, conferma che il ragazzo deve crescere anche fuori dal ring. Manuel Cappai ha sfiorato la clamorosa impresa contro il cubano Veitia, 21 anni stessa età dell’azzurro,  ma con più esperienza, presente a Baku (2011) e ai Giochi di Londra. Il match è sempre stato sul filo dell’equilibrio. Primo round al cubano, ma già al secondo l’azzurro usciva dal guscio,  eseguendo i consigli di Bergamasco: “Devi andare avanti e levargli la distanza”. Purtroppo solo il giudice tunisino vedeva il cambio di rotta, mentre  il brasiliano e l’irlandese optavano per  il cubano. La terza è netta per un Cappai che prende sicurezza, anticipa l’avversario, meritandosi  il round. Purtroppo non basta, e il 2-1 finale, lascia l’amaro in bocca.  Un vero peccato,anche se il mondiale del giovane sardo resta di tutto rispetto: tre vittorie di prestigio e una sconfitta sul filo. Di certo un bel salto di qualità in prospettiva pensando a Rio.  Per battere Yeleussinov, il beniamino di casa, Mangiacapre avrebbe dovuto metterlo ko. Siccome è arrivato ai punti e a nostro parere aveva vinto due round su tre, moralmente non è uscito sconfitto, anche se i giudici (cubano, colombiano e algerino) hanno segnato tutti i round a Yeleussinov! Il problema è che al palasport di Almaty battere un kazako è impresa disperata.  Non altrimenti sono arrivati otto in semifinale. Mangiacapre ha fatto tutto l’incontro all’attacco, lo ha tenuto sotto tiro e pur colpendo poco,il rapporto dei pugni a bersaglio è sempre stato a favore del nostro. A meno che quelli di casa non valgono il doppio o il triplo.  Fermo restando il convincimento che l’azzurro sia un superleggero e in quella categoria, con la condizione attuale è imbattibile.

Detto dei pugili, doveroso il riconoscimento alla staff italiano guidato dal presidente Alberto Brasca, che è sempre stato accanto ai ragazzi, pronto ad incoraggiarli e far sentire la sua presenza attiva.  I componenti tecnici, il responsabile Raffaele Bergamasco e i collaboratori Maurizio Stecca e Giuseppe Foglia, hanno fatto un ottimo lavoro portando la squadra in condizioni atletiche perfette. Va messo in risalto l’opera indispensabile del fisioterapista Fabio Mordidini un vero mago e del dottor Fabbricatore.

Il bilancio generale alla vigilia delle semfinali ha messo in risalto la forza d’assieme del Kazakistan,  forte ma anche aiutato dalle giurie che sembrano subire lì atmosfera di casa. Grandi eluse Cuba e Russia, oltre all’Ucraina.  Il nuovo corso imposto dall’AIBA, se aumenta lo spettacolo, comporta anche forti rischi. Un discorso che riprenderò a mondiali conclusi. Per ora un grande applauso agli azzurri.

(Giuliano Orlando)

Di Alfredo

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