di Giuliano Orlando

Nella storica 02Arena di Greenwich sull’altura di Londra, dove parte la maratona londinese e dove nel 2012 nella struttura attigua, i giudici assegnati alla finale olimpica dei supermassimi, in perfetta malafede assegnarono l’oro a cinque cerchi ad Antony Joshua, il gigante inglese che aveva firmato un contratto con la Match Room, per passare professionista, il cui ingaggio era determinato dalla medaglia olimpica. In quella finale Roberto Cammarelle aveva strabattuto l’inglese, ma i cinque giudici con conteggi guidati, dirottarono l’oro a Joshua. Uno scandalo planetario, che fa parte delle malefatte dell’AIBA, ora IBA, al cui orizzonte (Giochi di Los Angeles 2028), sembra sempre più probabile l’esclusione del pugilato, una delle discipline storiche, nata con i Giochi fin dall’antichità. Ho voluto rispolverare quell’episodio, per ricordare che niente nasce per caso e questa situazione ha origini lontane, che nel 2014 a Je-Ju in Corea del Sud, nel congresso AIBA di Wu e Kim, il pugilato una volta dilettantistico, ricevette il colpo mortale. Adesso la situazione è drammatica e ci verrebbe un improbabile miracolo per cambiare rotta. Forse ci sarebbe da prendere esempio dall’EUBC, l’ente europeo, guidato per decenni da Franco Falcinelli, che alla politica bacata, ha sempre messo davanti la crescita delle categorie, anche se il settore giudici-arbitri ha fatto l’impossibile per rompere il giocattolo.  Falcinelli recentemente si è dimesso per scadenza dei termini, acclamato presidente onorario, sostituito dal greco, dottor Ioannis Filippatos, a sua volta molto preparato e responsabile.

Sabato sera, organizzata dal trio Mick Hennessy, Dmitriy Salita e  Benjamin Shalom, grande boxe al femminile, nella 02Arena di Londra. Clou la doppia sfida mondiale con otto cinture in palio. C’è molta attesa in particolare per il confronto a livello dei medi tra l’americana Claressa Shields (12) e l’inglese Savanna Marshall (12) stesso record attraverso percorsi diversi e una rivalità che data dal lontano 2012 ai tempi del dilettantismo. In quell’anno la Shields, nata a Flint nel Michigan (Usa) il 17 marzo 1995, quindi a soli 17 anni, prese parte ai mondiali élite a Qinhuangdao in Cina, sconfitta 14-8 ai sedicesimi dall’inglese Savanna Marshall, quattro anni più anziana, che vinse il titolo nei 75 kg., migliorando l’argento del 2010 alle Barbados, quando cedette in finale ad Andrecia Wasson (USA). Quella del 2012, fu l’unica sconfitta, contro 77 vittorie, nel corso di una carriera dilettantistica strepitosa. Iniziata nel settembre 2013 ad Albena in Bulgaria, conquistando il mondiale youth, a cui seguirono altri due titoli iridati assoluti (2014-2016). Doppio oro anche ai Giochi (2012-2016) sempre nei 75 kg.  Per contro la Marshall, dopo l’argento 2010 e l’oro 2012, raccolse solo un bronzo iridato nel 2016, battuta in semifinale dall’olandese Fontijn la sua bestia nera, che l’eliminò ai Giochi di Rio 2016, mentre a Londra 2012 venne fermata dalla kazaka Volnova, mentre la Shields nella stessa categoria e negli stessi eventi centrava l’oro. Abissale la differenza tra vittorie e sconfitte, l’inglese ha un record di 61 vittorie e 16 sconfitte, contro i 77 successi e una sola sconfitta dell’americana. Il fatto che sia stata l’unica a batterla ha rappresentato la leva che l’ha portata ai vertici anche nel professionismo, al punto che gli allibratori la vedono sia pure di poco, vincente sulla Shields. Questione di punti di vista e di opportunità, oltre alla realtà che in Inghilterra per vincere devi stravincere.  A favore dell’inglese un pizzico di potenza in più come dimostra la percentuale dei KO all’attivo, 5 per la Shields, 7 per la Marshall, che comunque ha disputato meno match qualificati, come dimostra il bilancio dei titoli. L’americana ne mette in palio tre (WBC, WBA e IBF) mentre l’avversaria quello del WBO. Non solo, la Shields è stata l’unica e la più giovane donna ad aver conquistato cinture mondiali in tre pesi differenti, nei superwelter, medi e supermedi a 24 anni dopo soli 10 incontri. Nelle dichiarazioni pre match, come da copione, entrambe hanno sottolineato la certezza della vittoria. Mantenendo un comunque uno stile comportamentale da signore. Tutto il contrario delle altre due protagoniste chiamate alla riunificazione delle sigle nei superpiuma. Parlo di Mikaela Mayer (17) e Alycia Baumgardner (12-1), entrambe statunitensi, la prima bionda e altra di colore, che hanno confermato antipatia reciproca, in particolare da parte della Mayer focosa sia sul ring che fuori. E’ accaduto nel corso di una registrazione pre match, nel corso della quale Alycia che sfoggiava un abito bianco molto sexy, dichiarava che aspetta da tempo questo confronto, che le dovrebbe permetterle di contare su sponsor e borse come ha fatto la Mayer, nonostante i valori siano uguali anche in termini di risultati. La dichiarazione ha mandato su tutte le furie la campionessa di Colorado Springs, che ha cercato di anticipare la battaglia prima di salire sul ring. Ci sono voluti diversi bodyguards per metterla in ragione, anche se le occhiate furiose lanciate alla rivale anticipano che sarà un match di fuoco. Per la Mayer è il debutto nel Regno Unito, mentre Alycia ha disputato i due ultimi match a Manchester e Sheffield, ottenendo convincenti successi. Entrambe mettono in palio due cinture. La Mayer quelle IBF e WBO, la Baumgardner IBO e WBC. Il pronostico strizza l’occhio alla prima in virtù di un repertorio più vasto e una continuità offensiva che ha messo tutte le avversarie in difficoltà. Per contro l’avversaria, 28 anni di Detroit, non le è da meno come temperamento, lavora bene a corta distanza e alla lunga i suoi colpi lasciano il segno, come conferma il 54% delle vittorie prima del limite, molto significativo per una pugilessa. Di certo sarà una sfida bollente.                             

Di Alfredo

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