di Giuliano Orlando

Foto di Fabio Bozzani

CARUGATE. Dopo aver rischiato di saltare per incomprensioni varie, dopo averla spostata da Seregno al Palasport di via del Ginestrino a Carugate, località nella fascia attigue a Milano, l’evento imperniato sulle semifinali dilettantistiche lombarde in proiezioni assoluti e sulla sfida pro tra Alesso Lorusso e il francese Thomas Masson per la vacante cintura gallo dell’Unione Europea, per l’organizzazione di Davide Buccioni è andato in porto. La riunione serale, allestita dalla BBT di Davide Buccioni, è stata premiata da un pubblico eccezionale, per incitare Alessio Lorusso (16-4-2), 25 anni, comasco di nascita, residente a Macherio e allenatosi nel gym di Giacobbe Fragomeni, a Sud di Milano, presso le Colonne di S. Lorenzo, nella prova più difficile della carriera. L’Ebu lo aveva prescelto cosfidante alla cintura dell’Unione Europea dei pesi gallo, assieme a Thomas Masson (19-5-1), il transalpino di Arras, Pas-de-Calais, nato nel maggio 1990, 31 anni, pro dal 2009, campione di Francia nel 2012, lasciato nel 2015 dopo averlo difeso tre volte. Nel settembre dello stesso anno sale sul trono europeo a spese del romeno residente a Madrid fin da dilettante, Silvio Olteanu (16-12-1), vittorioso sui nostri Giuseppe Laganà e Andrea Sarritzu nel 2012. Dopo averlo difeso due volte, nell’ottobre 2017, accetta l’offerta giapponese per tentare l’avventura mondiale WBC, contro l’imbattuto campione Daigo Higa sul ring di Kokugikan, apparso atleticamente troppo forte. Il match viene fermato al settimo round, per una ferita al sopracciglio destro di Masson, che pur in netto svantaggio, si era difeso con grande valore. A quel punto il francese pensa di chiudere poi ci ripensa e un anno dopo batte il mancino Jaba Memishishi ai punti. Altri tredici mesi di sosta e il 9 novembre 2019 a Prevert, torna a combattere contro il collaudatore georgiano Nika Kokashsvili (19-25-1) attivo dal 2011, già avversario dei nostri Scala, Rigoldi e Festosi. Il francese lo batte per KO al quarto round, Ennesima sosta prolungata, poi l’EBU accetta la richiesta di puntare al titolo UE dei gallo assieme al nostro Lorusso, passato nel frattempo dalla procura di Mario Loreni a quella di Davide Buccioni, che vince l’asta per la difficile sfida. Colpevole la pandemia, il match subisce diversi rinvii e alla fine approda a Carugate.  Buccioni affida a Giacobbe Fragomeni il compito di far salire sul ring, un Lorusso tirato a lucido, capace di capovolgere il pronostico sfavorevole in rapporto al valore di Masson, più esperto e indubbiamente valido sul piano tecnico. Fragomeni parla chiaro ad Alessio che promette di eseguire tutto ciò che il maestro gli chiede. “Non è stato semplice – spiega Fragomeni – perché Alessio sul cui talento nessuno discute, fino al confronto con Masson, spesso si distraeva e usciva dalla concentrazione del match. Aveva fatto progressi già contro Emiliano Salvini, che nonostante l’età avanzata non era da sottovalutare. Nell’occasione si era concesso meno pause del solito e questo mi faceva sperare. Ma contro Masson ci voleva ben altro”.                                                        Sul ring di Carugate si è visto che il grande lavoro imposto dal tecnico era stato digerito splendidamente da Lorusso, che ha disputato non solo il miglior match della carriera, ma ha compiuto un salto di qualità incredibile. Lorusso-Masson è stata una sfida spettacolare tra due ottimi elementi, che la RAI avrebbe fatto bene a riprendere, perché con questi confronti la boxe viene nobilitata. Purtroppo l’evento è stato ignorato a conferma che le scelte sono assai soggettive. Dodici round di grandi contenuti tecnici, dominati per nove round su dodici dal pugilato dell’italiano, un folletto imprendibile per l’incredulo Masson, abituato allo scambio frontale e vincente. Purtroppo per lui, ha trovato un avversario che lo anticipava in velocità e poi spariva dalla sua visuale. Lorusso ha espresso una varietà di colpi incredibile, spostamenti e rientri addirittura col montante al corpo. Una boxe che ha richiesto concentrazione e preparazione perfetta, a conferma che la tattica studiata da Fragomeni era quella giusta e che Lorusso aveva lavorato duramente, assimilando i consigli e credendoci assolutamente. Ho dato tre round a Masson, il quarto, l’ottavo e il decimo, dei quali solo il decimo in modo chiaro, gli altri due di una sfumatura. Criterio sposato dai tre giudici all’unanimità. Questo Lorusso è finalmente la bella copia di quello atteso da anni. Conosco e seguo il giovanotto da quando ha mosso i primi passi in maglietta, seguendo la copertura del corpo con i tatuaggi, sperando che quel talento si trasformasse da bizzarro a concreto. A Carugate ha messo la prima firma di una carriera che a 25 anni, ha tutto il tempo per salire molto più in alto. Buccioni ha indovinato ad averlo preso nella sua scuderia nel momento della maturità. Masson a fine match, era scoraggiato e incredulo di aver perduto una sfida che era sicuro di vincere. “Sapevo che l’italiano era molto veloce – confessa – l’avevo visto in un paio di filmati che non davano il reale valore di quello che ho trovato sul ring. Ero preparato ad uno scambio serrato, situazione risultata impossibile perché l’italiano non ha mai accettato la battaglia. La colpa è stata anche mia perché non ho saputo chiuderlo. Forse la lunga assenza dal ring ha pesato. Questo senza nulla togliere all’italiano che ha vinto giustamente. In una eventuale rivincita avrò un atteggiamento diverso e il match potrebbe cambiare. Non partirei così prudente e lo farei stancare per fargli perdere velocità. Comunque complimenti, perché è un pugile imprevedibile e questa è una grande qualità”. A sua volta il neo campione, si dice soddisfatto solo in parte: “Diciamo al 50%, sapendo di poter migliorare e non poco. Questo era un esame importante, ma rappresenta una tappa non il traguardo. E’ vero, per anni sono stato una cicala che disperdeva quello che i maestri si aspettavano da me. Nella vita la maturità non arriva subito ma adesso sono consapevole che il pugilato è la mia vita, quindi anche la mia fonte di guadagno. Il maestro Giacobbe è stato implacabile, mi ha fatto sudare e imprecare, ma grazie a lui ha vinto un match che mi vedeva battuto in partenza. Alla fine aveva ancora energie e questo è stato importante. Tatticamente ha fatto cose buone altre meno. Debbo aumentare velocità e precisione, migliorare il gioco di gambe perché guardo avanti e il prossimo traguardo è l’europeo superiore. Senza bruciare i tempi, ma quando il mio maestro riterrà sia il momento giusto”.  Buccioni aveva lo sguardo felice e anche una punta polemica: “Quando presi Lorusso, si scatenarono le critiche, convinti che si sarebbe ripetuto quanto accaduto in precedenza. Io avevo visto il pugile in azione a Zagarolo contro Salvini e mi ero convinto delle sue qualità straordinarie. L’ho messo nelle mani di un maestro che ha passato tutti gli esami del ring e non solo. Uno che ama la fatica, come ha fatto lui da pugile e sa essere duro col pugile per farlo rendere al meglio. Alessio il talento lo ha in modo naturale, doveva metterlo a frutto sul ring. Contro Masson era l’occasione per dare la prima risposta positiva. Lo ha fatto in modo perfetto. Adesso deve andare avanti e non distrarsi. Diversamente getta via quello che dovrebbe essere un futuro da campione e anche buoni guadagni. Dipende tutto da lui. Io sono fiducioso”. Nel sottoclou, il massimo barese Giuseppe Claudio Squeo (9) residente a Molfetta, 30 anni, aspirante al titolo italiano dei massimi, dopo la sosta dovuta alla pandemia, fermatosi il 9 marzo 2019, ha ripreso di buona lena, combattendo ben quattro volte quest’anno, grazie agli amici di Molfetta, dove si allena, ottenendo altrettante vittorie. A Carugate ha disputato il quinto test, liquidando in meno di due round il serbo Vukasin Obradovic (6-19-1), 28 anni, residente a Nis, pro dal 2013, già esibitosi in Italia fin dal 2016, affrontando Levin, Spampinato, Demchenko, Endri Spahiu e nel 2020, l’ex campione italiano Luca D’Ortenzi. Un allenamento breve dove comunque ha mostrato velocità e precisione, portando serie pesanti, sopra e sotto. Il tricolore è sempre più vicino.  Nella prima parte, sotto il patrocinio del Comitato Lombardo del presidente Massimo Bugada e per l’ottima organizzazione della Taverniti Promotion, il maestro che guida la Palestra Testudo dove allena una folta schiera di dilettanti, grazie al quale è stato possibile ottenere l’ospitalità nella struttura di Carugate per le due manifestazioni, quindi la parte conclusiva della BBT, l’evento ha ottenuto uno straordinario successo sul piano spettacolare, tecnico e di pubblico. Nel pomeriggio si sono svolte le semifinali élite del torneo lombardo, concluso il giorno dopo a Voghera, dove sono stati proclamati i campioni regionali, che prenderanno parte alla fase finale degli assoluti a dicembre, con ogni probabilità a Massa Carrara, per festeggiare il centenario della gloriosa società toscana.  Nell’occasione ha esordito al professionismo il massimo Jonathan Kogasso, 26 anni, nativo nel Congo, da oltre un decennio residente a Pavia, allievo di Vincenzo Gigliotti il vulcanico maestro che dopo un’ottima carriera da professionista, insegna boxe nella sua struttura pavese. Aspettando che arrivi la nazionalità italiana, il gigante di colore ha mosso il primo passo nei prize-fighter, liquidando il modesto e datato moldovo con licenza ucraina Mihail Muntean (0-3), in meno di tre round. Kogosso ha confermato le indubbie qualità che nei dilettanti gli hanno permesso di arrivare due volte sul podio agli assoluti, tempestando un avversario modesto, ma che nei precedenti incontri aveva perso solo ai punti. Stavolta la resa di Muntean, imposta dal professor Mario Sturla, per un ematoma sotto l’occhio destro, che rischiava di aprirsi, gli ha evitato una punizione ulteriore. Kogasso era soddisfatto e spera che arrivi presto la cittadinanza per puntare diritto al titolo dei cruiser. Debutto anche per l’allievo del maestro Simone Verdicchio, il superleggero Ronald Portugal, 27 anni, operativo alla Danger Boxe, origini peruviane, italiano ad ogni effetto, che non ha certo faticato a dominare l’attempato comasco Omar Molteni (0-3), 34 anni, residente ad Alzate Brianza, gestito da Laze Suat. Il lombardo si è salvato dalla sconfitta prima del limite, ma ha mostrato una resistenza molto limitata, avviso chiaro che è il momento di smettere. Per non ripetere la sconfitta pesante dello scorso marzo a Lastra a Signa (Fi), contro Mohamed Diallo (4-1) atleta della Guinea, residente in Toscana. Fuori dal torneo lombardo, nei 69 kg. Luca Roma (Testudo Boxe), 27 anni, ha imposto il miglior tasso tecnico al generoso, ma troppo monotematico mantovano Manuel Alberti (Top Team) 36 anni, che raramente ha trovato bersaglio, contro un avversario mobile e abile nei rientri e nelle schivate. Entrambi arrivano dalla Kik e dalla Muhay Thai praticata per molti anni. Le cui scorie limitano il massimo rendimento nella boxe vera. Nei +91, il bresciano Francesco Catania, 30 anni, qualche assaggio nel rugby, allievo del maestro Pipia, che conduce con grande coraggio una battaglia molto importante: “La boxe è la miglior terapia per battere il mio nemico personale, deciso a non dargliela vinta, anche se non è facile”, ha proseguito la striscia vincente (+3) battendo Alessandro Caiaffa della Testudo, un po’ troppo in carne, anche se ha dimostrato coraggio e resistenza.                                                                                                                                                                     

Di Alfredo

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