di  Giuliano Orlando

 Jeju (Corea Sud) Ci sarebbe voluto un miracolo per tornare dalla Corea Sud con un oro mondiale al femminile. Marzia Davide nei 54 kg., la salernitana di 34 anni, giunta in finale ci ha provato con tutta la classe e il cuore, ma ha trovato nella bulgara Petrova, 10 anni meno e una boxe speculare ma leggermente più  precisa, gli ha cancellato il sogno. E’ mancato all’italiana lo sprint finale, quel quarto round che poteva cancellare il leggero vantaggio della bulgara. Purtroppo i giudici hanno optato per la balcana. Peccato, sarebbe stata la ciliegina sulla torta di una partecipazione azzurra di grande spessore, come dimostrano le tre medaglie conquistate, a conferma che il team guidato da Emy Renzini sta salendo le posizioni e questo mondiale rappresenta una tappa che deve portarci ai Giochi di Rio con almeno una presenza italiana tra le donne in guantoni. A Jeju, tra le altre cose l’Italia non ha ricevuto alcun favore, semmai il contrario. A livello politico non abbiamo peso, per cui in caso di equilibrio c’è sempre il pollice verso. Il tempo, ne siamo certi, cambierà anche questa situazione. Per la prima volta l’Italia si è presentata con otto atlete e ha dimostrato che nessuna è andata allo sbaraglio. La Calabrese (48) ha vinto bene il primo incontro contro l’ucraina Lushchyk e ha perduto al barrage di fronte alla Pin, rivelazione di Taipei che ha presentato ottime atlete. La Gordini nei 51 kg. non ha potuto ripetere l’argento, fermata in semifinale dopo tre vittorie, dalla Whiteside, verdetto ingiusto a giudizio personale, come discutibile  è stata la sconfitta dell’inglese con l’americana Esparza, premiando la combattività contro la precisione. Nei 54 kg. abbiamo detto dell’argento di Marzia Davide, giunta in finale senza perdere un round nei tre precedenti incontri. Avevamo tutti sperato nell’oro ma sarebbe ingiusto considerare l’argento un risultato poco lusinghiero. Se pensiamo che delle 67 nazioni in partenza sono arrivate a medaglia solo 32 che si sono ridotte a 12 in finale e a 7 quelle giunte all’oro. Il livello della  boxe femminile si sta alzando sia di qualità che nella base. Sono un centinaio le nazioni che praticano boxe in rosa e la selezione per arrivare ai Giochi si preannuncia durissima: Il c.t. Renzini si è preso l’impegno di portare almeno una ragazza a Rio e solitamente il tecnico umbro è di parola. Nei 57 kg. ha combattuto la romana Mesiano, che compirà 23 anni a dicembre, in costante crescita. Bronzo agli europei, idem ai mondiali che non è poco. Non solo, contro la russa Dobrynina, che ha vinto l’oro è stata l’unica a finirgli alla pari, come dice il verdetto di 2-1, raggiunto con la preferenza. La Marenda nei 60 kg. non è stata fortunata e la sconfitta nei quarti contro la bulgara Eliseva, ha lasciato più di un dubbio. Anche la bolognese Alberti (64), la cucciola del team, con i suoi 20 anni, può recriminare e non poco il verdetto negativo contro la coreana Shim che gli avrebbe aperto le porte ai quarti per un possibile podio. Purtroppo la padrona di casa non poteva rischiare di non avere rappresentanti a medaglia e ha sacrificato l’azzurra. Niente da dire nei 75 kg. con la Amato che ha pagato lo scotto del debutto e la Severin, non certo fortunata in un periodo in cui non riesce a trovare la forma che l’aveva accompagnata agli europei, dove era giunta seconda, lasciando intravvedere margini di crescita. Stavolta ha trovato la montagna cinese Wang, che si è dimostrata insuperabile. Il bilancio di questi mondiali in chiave italiana è  sicuramente positivo. C’è molto da ridire sulla conduzione dei giudici che in troppe occasioni sono stati sensibili a situazioni emotive, create con sottile astuzia. Non altrimenti la panamense Bylon (69) sarebbe potuta diventare campionessa mondiale, portata all’oro con verdetti  assurdi, compreso quello finale di fronte alla russa Adbulaeva, di una spanna superiore. Da segnalare il quinto oro dell’irlandese Taylor e il primo della Shields (Usa) 19 anni, la stella del futuro in rosa.  Ci sarebbe molto altro da dire, ma ci riserviamo di tornare sull’argomento intervistando in modo dettagliato il c.t. Emy Renzini.

Per il resto guardiamo con fiducia il futuro in rosa e in guantoni. Nel 2014 ha toccato le 550 iscrizioni federali e sembra orientato a crescere ancora. La FPI col presidente Alberto Brasca crede nel settore e ha programmato un seria attività sia periferica che internazionale. Confermata dai risultati eccellenti a livello giovanile dove l’Italia è stata in questa stagione protagonista in tutte le rassegne.                                                            Questi i risultati delle finali. 48: Kyzaibay (Kaz) b. Shamjetsabam (Ind);. 51: Esparza (Usa) b. Whiteside (Ing);  54: Petrova (Bul) b. Davide (Ita);  57: Dobrynina (Rus) b. Petecio (Fil); 60: Taylor (Irl) b. Allekseeva (Aze); 64; Beliakova (Rus) b. Ryan (Ing); 69: Bylon (Pan) b. Abdulaeva (Rus); 75: Shields (Usa) b. Li (Cin); 81: Yang (Cin) b. Saweety (Ind); + 81: Medalyeva (Rus) b. Kungeibayeva (Kaz).  

Di Alfredo