di Giuliano Orlando

Prima dei Giochi di Rio, appena dopo i sorteggi, su questo sito, ho scritto che la squadra azzurra, salvo miracoli di quelli grandi, sarebbe tornata a casa a guantoni vuoti, nessun podio. Non sono un indovino, semplicemente ritengo di aver seguito in diretta e a mie spese, i tornei di qualificazione e da anni le manifestazione più importanti dai campionati europei ai mondiali. Nessuno nega che si poteva far meglio, ma detto questo, è altrettanto onesto constatare che la fortuna, dopo Atene, Pechino e Londra decisamente amica, ci ha voltato le spalle. La vecchia guardia ha retto oltre le attese e di questo dobbiamo prenderne atto. Picardi, Valentino, Russo, Cammarelle fino Mangiacapre, ma anche i meno titolati Parrinello, Betti, Di Rocco, Di Savino e altri che hanno vestito l’azzurro ai Giochi  di Atene, Pechino e Londra, hanno fornito il loro contributo. Concluso questo ciclo, visto che la coperta italiana è sempre stata corta, si è entrati in una fase di rinnovamento non facile. Da Atene a Rio, i tecnici sono stati Francesco Damiani e Lello Bergamasco. Francesco fino a Pechino. Lello fino a Rio. Parlo di responsabili principali. Dal 2013 la FPI indica Bergamasco titolare delle nazionali a tutti i livelli, salvo il settore femminile gestito da Emanuele Renzini che si avvale della collaborazione di Laura Tosti, ottima azzurra e altrettanto valida nel ruolo tecnico. Dopo Rio, Damiani ha dato le dimissioni mentre a Bergamasco, non è stato rinnovato il contratto, in attesa di decisioni che probabilmente verranno prese dopo le elezioni di febbraio. Mentre prosegue il rapporto con Rosi e Stecca e il contratto fino a novembre del russo Vasili che opera con gli youth. Resta un vuoto preoccupante, anche se non ci sono appuntamenti importanti in Europa a livello elite, fino ad oltre metà del 2017. Questo non significa che lo stallo debba durare tanto a lungo. L’idea è comunque di ripartire dopo gli assoluti di Bergamo (5-11 dicembre), queste le parole del presidente Alberto Brasca, in occasione della presentazione dei triccolori. Si parla del successore di Bergamasco e si indicano anche tecnici stranieri, in particolare un cubano. Non condivido la teoria dei tecnici stranieri per diversi motivi. Il primo è che non conoscono la realtà di casa nostra, dubito abbiano qualità taumaturgiche e comunque dovrebbero avere al fianco maestri italiani sia per la lingua che per capire la situazione. Non solo, i tecnici cubani operativi con Turchia, Marocco, Cina e Bulgaria, non hanno certo brillato a Rio. In Italia ci sono fior di maestri dal Nord al Sud. Penso anche che Damiani e Bergamasco, pur caratterialmente diversi, siano ottimi insegnanti e potrebbero pure coesistere. Dando a ciascuno un compito preciso. Negli ultimi anni, Francesco ha scelto WSB e APB, mentre la responsabilità è andata al tecnico di Torre Annunziata. Bergamasco, ha alle spalle esperienze a tutti i livelli  (nel 2001 con Renzini guidò la nazionale femminile al primo mondiale negli Usa, con l’oro della Galassi e il bronzo della Cerpi), restando fino a Rio negli organi del tecnici azzurri. Quali i motivi per cui Bergamasco ha fatto il suo tempo? Vado a naso: non ha saputo rinnovare i quadri? Troppo legato al giardino della Campania? Carattere portato a non esasperare i toni, quindi a lasciare correre?

Sul primo appunto, dissento totalmente. In verità Bergamasco ci ha provato in tutti i modi. Purtroppo se non hai un pizzico di fortuna o, addirittura sei un po’ sfigato, i piani e le speranze sfumano e devi fare ricorso alla vecchia guardia, se non vuoi affrettare il declino. Ai mondiali 2013 ad Astana, ha portato i senatori Picardi, Valentino, Russo e Cammarelle, oltre a Mangiacapre e Cappai, due in piena attività. Tornare a casa con l’oro di Clemente e i bronzi di Roberto e Mirco è stato un vero miracolo. Raramente ripetibile. Perché non ha puntato sulle nuove leve? Un tema sul quale strombazzano i soliti disinformati. Perché hanno deluso, nonostante il tecnico napoletano li avesse portati ai tornei, alle  qualificazioni olimpiche e anche ai mondiali. Qualche nome? Eccoli: Vangeli, Fiori, Cosenza, Creati, Introvaia, Capuano, Soggia, Munno, Di Russo, Ferramosca,  Rossano e pure Turchi. Per Rio ha provato con Maietta, Arecchia, Cavallaro, Vianello, Cappai, Manfredonia e Mangiacapre che non sono imberbi ma neppure matusa salvo Clemente. Quattro ci sono riusciti, anche se l’assegnazione dei pass olimpici è stata gestita molto male dall’AIBA, favorendo WSB e APB in modo incredibile, mentre per i dilettanti è stata scelta la strada di pre qualifiche e tornei infiniti. Che abbia avuto un occhio di riguardo alla Campania ci può stare, anche gli stessi maestri la pensano diversamente a conferma che nessuno è mai profeta in patria. Inoltre oltre la Campania, non c’era molto da scegliere. Su certe decisioni dei tecnici non me la sento di dare giudizi non conoscendo bene i fatti. Inoltre nelle categorie giovanili, settore dato a Giulio Coletta dal 2015 che lavora molto bene, qualche nome sta emergendo e il tecnico romano ha sempre avuto un buon rapporto con Bergamasco.  Sul carattere di Bergamasco, ritengo siano più numerosi gli aspetti positivi che il contrario. Essere portati al  dialogo non significa arrendevolezza. Semmai sapere stemperare i momenti di tensione. Adesso faccio io una domanda. La FPI, dopo Rio, ha parlato con Bergamasco ascoltandone l’opinione? Se non lo ha fatto è stato un errore.

Per questo una riflessione prima di gettare a mare tutto quanto è stato fatto, e si potrebbe ancora fare, mi sembra il minimo da parte di chi dirige il traffico. Un ripensamento non sarebbe un disonore, semmai una riflessione positiva.

Di Alfredo