New York, 7 novembre – ( Al. Br.) – Una polmonite ha chiuso la vita di Carmen Basilio, ricoverato da qualche giorno al “Rochester Memorial Hospital”. Una notizia flash dell’Agenzia di Stampa ha fatto il giro del mondo in un battibaleno, potenza della tecnologia moderna, per divulgare la fine di un grande campione, che ha avuto il riconoscimento meritato solo da qualche anno. Era nato il 2 aprile 1927 in una piccola località, Canastota, a pochi chilometri da Syracuse.

La sua impresa, degna di essere annoverata tra le leggende della boxe, fu quella di conquistare negli anni ‘ 50 il titolo mondiale sia nei welter che nei medi; dopo Ray Robinson, fu uno dei pochi a riuscirci. Per capire la portata del suo valore c’è da tenere conto che quando passò nei medi regalò ai suoi avversari vari cm di altezza; con Ray Robinson furono circa 12, e di peso essendo un welter naturale, quindi partiamo da 5-6 chili di differenza. Non era poco soprattutto conoscendo la quotazione dei suoi avversari. Il match in cui Basilio superò Robinson nel 1957 fu considerato tra i più grandi di tutta la storia; ben cinque suoi combattimenti sono stati riconosciuti  da Ring Magazine come Fight o the year: 1955 – Carmen Basilio KO 12 Tony DeMarco II, 1956 – Carmen Basilio KO 9 Johnny Saxton II, 1957 – Carmen Basilio W 15 Sugar Ray Robinson I, 1958 – Sugar Ray Robinson W 15 Carmen Basilio II, 1959 – Gene Fullmer KO 14 Carmen Basilio I. In pratica fu proprio in suo onore che nel 1990 a Canastota sorse l’importante International Boxing Hall Fame che si aggiungeva alla World Boxing Hall of Fame, fondata nel 1980 e sponsorizzata dalla rivista The Ring.
I genitori di Carmine (questo era il suo vero nome) erano oriundi italiani: mamma Maria proveniva da Campobasso, mentre le origini del padre probabilmente venivano da un paese vicino a Veroli in Ciociaria (secondo ricerche effettuate dallo storico Vincenzo Belfiore). Aveva 18 anni quando Carmine cominciò a frequentare le palestre, era un ragazzo caparbio ma gracile. Ben presto il suo fisico si irrobustì e aiutava il padre a raccogliere cesti pesanti e pieni di cipolle nei campi coltivati dai suoi. Questo solleticò la fantasia dei media e gli fu affibbiato come soprannome “Il re delle cipolle”, colui che faceva piangere i suoi avversari per il dolore.
Carmen ebbe una breve carriera da dilettante con 11 vittorie e 3 sconfitte. Passò subito professionista nel 1948, il suo desiderio era quello di guadagnare per togliere i suoi dalla fatica dei campi. Il suo inizio carriera non fu certo brillante e anche se si intravedevano le qualità di combattente di razza e pericoloso col gancio sinistro. Arrivò a battersi contro Chuck Davey, uomo di classifica mondiale, con un record di 28 vittorie, 8 sconfitte e 3 pari. Il match si svolse nel 1952 davanti alla sua gente e terminò in parità, anche se inizialmente il verdetto era stato assegnato a lui. Pochi mesi più tardi si effettuò la rivincita al Chicago Stadium e la vittoria venne assegnata a Davey. Questa cosa non andò giù a Carmen che sostenne più tardi che Chicago non gli portava bene. Un mese dopo viene riproposto al Chicago Stadium contro Billy Graham, sfidante al Titolo Mondiale. Il verdetto fu assegnato a Graham, ma venne criticato dalla stampa specializzata. Basilio ormai non era più un carneade e i suoi successi su Ike Williams, Vic Cardell e Carmine Fiore lo riportarono di fronte a Billy Graham come favorito e a Syracuse superò agevolmente l’avversario conquistando il titolo americano. Nel 1953 al War Memorial Auditorium di Syracuse sfidò il campione del mondo, il cubano Kid Gavilan, uno dei più grandi nella storia della categoria. Gavilan rischiò di brutto e fu contato nel secondo round. Vinse il “Falco di Cuba”, che conservò il titolo di stretta misura e per split decision. Successivamente Basilio  nella sua marcia di riavvicinamento al titolo fu costretto al pari solo dal nostro Italo Scortichini, pugile di Fabriano, e dal francese Pierre Langlois, che in America si era battuto spesso con successo anche con atleti di caratura mondiale nei medi. Fu così che il 10 giugno del 1955 ritentò la scalata al titolo. Il campione era Tony De Marco, un altro oriundo, un atleta che in fatto di potenza ricordava Rocky Graziano. De Marco aveva abbattuto 70 giorni prima Johnny Saxton, che era il campione. Il combattimento tra De Marco e Basilio fu di una violenza incredibile. De Marco aveva più potenza di Basilio, ma non aveva la sua resistenza e la capacità di soffrire all’estremo. Al decimo round De Marco subì due atterramenti, ma non si diede per vinto. Quando al dodicesimo una gragnuola si abbattè sul bostoniano che venne catapultato alle corde senza difesa l’arbitro sospese il match consegnando il titolo a Basilio. Cinque mesi dopo si disputò la rivincita al Garden di Boston. Il poderoso sinistro di Basilio si scontrava con il tremendo gancio destro di De Marco. Sembrava che quest’ultimo fosse avviato al successo, lo aveva avuto in mano almeno 4 volte per finirlo,  ma il campione fu abile a irretirlo. La stanchezza accentuata dai colpi al corpo cominciò a rallentare l’azione di De Marco, che a partire dalla settima ripresa cominciò a demoralizzarsi quando vide l’avversario ancora pieno di energie. Nel 12mo round, una vera e propria coincidenza o fatalità, arrivò la conclusione anche di questo match. Un colpo d’incontro inviò al tappeto De Marco, che rialzatosi  fu abbattuto definitivamente dalla successiva serie. Rispunta nel frattempo il nome di Johnny Saxton, pugile nelle grazie della mafia. Il match si svolse al Chicago Stadium, che ancora una volta non portò fortuna a Basilio ( in precedenza vi aveva perso con Davey e Graham). Saxton scappò per tutte le riprese inseguito come una furia da Basilio, ma ottenne inaspettatamente la vittoria. Fu un vero e proprio scandalo al quale Basilio rimediò nella rivincita malmenando il negro in nove riprese e abbattendolo in due round nella bella. Prima della rivincita Basilio rivolgendosi disse: “Farò mangiare la sedia a quei critici che hanno pronosticato la mia fine”.
Era da tempo nell’aria il match di grido con un fiume di soldi. Arrivò così la sfida per il Titolo dei medi detenuto dal più grande di tutti i tempi, Ray Sugar Robinson, da 17 anni professionista  con una carriera lunga e irta di vittorie (140, di cui ben 91 prima del limite) a fronte di solo nove sconfitte. Il 37nne pugile di colore era stato capace ancora una volta di conquistare il titolo con un fantastico ko fatto subire al “mormone” Gene Fullmer nel quinto round. Il 23 settembre 1957 il match si disputò allo Yankee Stadium. Fu un combattimento memorabile, passato alla storia. Robinson in virtù della sua grande classe si era avvantaggiato nelle prime sette riprese. Poi l’arrembaggio di Basilio dava i suoi frutti sul campione in affanno. Quando tutti pensavano che Robinson sarebbe crollato avevano fatto i conti senza valutare l’orgoglio del campione che negli ultimi due round replicò colpo su colpo. L’arbitro Al Berl diede la vittoria a Robinson, mentre gli altri due giudici assegnarono il successo a Basilio. Giornalisti ed esperti erano in contrasto tra loro; ma l’opinione maggiore era che Robinson avesse vinto, sia pure di misura. La rivincita che si svolse il 25 marzo 1958 per certi versi fu ancora più cruenta, perché Basilio uscì da uno scambio nel secondo round con l’occhio completamente chiuso. Il destro di Robinson martorizzò la parte offesa dell’avversario, ma ci voleva ben altro per fermare Carmine, che anzi nel 9° e 10° era sul punto di vincere prima del limite. Ancora una volta Sugar dimostrò di avere 7 spiriti controbattendo in una sorta di colpo su colpo il campione diventato ormai una maschera di sangue. Stavolta si svolse l’opposto della volta precedente: l‘arbitro Frank Sikora assegnò la vittoria a Basilio, mentre i giudici diedero il verdetto favorevole a Robinson. Anche stavolta ci furono parecchie polemiche e molti ravvisarono in Basilio il vincitore. Furono due match tremendi e Basilio dopo il verdetto del secondo match disse che era da cani. Poi ebbe a dire in un’ intervista da anziano: “Robinson durante il match  mi offese varie volte e si comportò prima e dopo in maniera arrogante nei miei riguardi”.
L’anno successivo Basilio, che era rimasto come peso un welter, si ritrovò a contendere il mondiale dei medi di fronte al “Ciclone” Gene Fullmer. La differenza fisica era troppo evidente. Basilio perse per ko al 14mo round in un altro match passato alla storia come il migliore dell’anno. Fu battuto nella rivincita e il suo fisico cominciava a perdere smalto. Il “pompiere” Paul Pender pose fine alla sua carriera con una netta vittoria ai punti.
Carmen Basilio dopo il suo ritiro lavorò per un lungo periodo alle dipendenze di un’azienda produttrice della birra. Andato in pensione dopo un’operazione al cuore lavorò all’ International Boxing Hall of Fame. Comunque negli anni ’70 si tolse una piccola soddisfazione quando il nipote Billy Backus conquistò il mondiale nel 1970 battendo Josè Napoles nella stessa categoria e nel luogo il War Memorial Auditorium di Syracuse, che fu teatro di tanti trionfi dello zio. Backus detenne il titolo per pochi mesi restituendolo a Napoles, fu nel prosieguo della sua carriera buon pugile, ma niente a che vedere con il suo illustre parente.         

 

Di Alfredo

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