di Anna Sgarbi

Il sorriso di Leonard Bundu è uno di quelli tra i più contagiosi. La risata pure. Ride di gusto, ride spesso, e ne ha ben ragione. Sabato sera, sul ring dell’ExCel Arena di Londra, ha difeso per la sesta volta il titolo europeo contro Lee Purdy, in un match che ha tenuto tutti col fiato sospeso e che ha vinto per KOT a pochissimi secondi dalla fine.

-Ciao Leo, sei ancora a Londra vero?
-Sì, mi sono fermato qui con la famiglia per prendere un po’ di fiato. Diciamo che l’ultimo periodo è stato abbastanza impegnativo!

-Come stai, fisicamente?
-A parte quest’occhio che sembra una melanzana [ride]? Bene, grazie. Finalmente ho ricominciato a mangiare come si deve e ovviamente sono molto più tranquillo! Credo di avere ancora un po’ di adrenalina in giro però!

-Ci racconti un po’ il match, com’è stato dal tuo punto di vista?
-Duro! A parte gli scherzi, per fortuna non sono il tipo che sottovaluta l’avversario. Purdy è un pugile tostissimo. Ho cercato di partire subito per fagli capire che non ero arrivato fino a Londra per lasciargli la cintura. Per varie riprese mi rendevo conto che lo colpivo, e lui non accusava nulla. Però non mi sono lasciato prendere dallo sconforto. Certo, qualche bel colpo l’ho preso anche io.
Verso l’ottava ripresa però ho capito che dovevo metterci qualcosa di più, e così ho fatto. Non sono mai stato sicuro di riuscire a mandarlo al tappeto, ma ho dato del mio meglio e dopo il primo conteggio, ho capito che potevo farcela.

-Abbiamo visto che ti diceva qualcosa, quando suonava la campana di fine ripresa, e tu tornavi all’angolo ridendo. Erano provocazioni?
-Ahah! Io non sono il tipo che cade in questi tranelli! In realtà mi faceva ridere perché mi diceva cose tipo “Sei vecchio! Ora andrai a terra!”. E in effetti ho 13 anni più di lui. Ma li porto benissimo, no?! Però non diceva le cose con vera cattiveria, era solo un pochino sbruffone forse. Quando il match è diventato ancora più duro, però, ha smesso, e questo per me è indice di intelligenza. Almeno così non ha fatto brutta figura.

-Come ti sei sentito alla fine del match?
-Secondo te?! Ahah benissimo! Sono stato davvero contento. Vero che uno deve essere sicuro di sé, ma il pugilato è uno sport in cui non si può mai sapere. Il colpo della domenica è dietro l’angolo. I pugili forti pure. Purdy è un pugile di alto livello, non è stata una passeggiata, ma è quello che volevo. Finalmente una difesa all’estero. Credo che anche per i tifosi, sia italiani che inglesi, sia stato un bell’incontro da guardare. Anche questo conta molto per me.

-Adesso cosa farai?
-Adesso vacanza! Finalmente sto un po’ con la mia famiglia. Poi vedremo, non dico nulla ma aspetto.

-Vuoi aggiungere qualcosa tu? I classici ringraziamenti magari? Dai fai un discorso tipo agli Oscar!
-Certo! Ringrazio come sempre e sopra ogni cosa Giuliana e i bimbi, André e Frida. Io lo so che mica è facile, tra la preparazione a Firenze, la dieta, la tensione, le botte sul ring. Grazie, siete meravigliosi. Con loro voglio davvero ringraziare anche tutti gli altri membri della mia famiglia, parenti naturali e acquisiti. Io lo so che sono fortunato ad avervi sempre vicino.
Sto diventando noioso? [ride].
Grazie anche a Mario e Graziano Loreni che mi hanno dato questa opportunità, e al Maestro Boncinelli e Paolo Vignoli che mi seguono dall’angolo da sempre e mi conoscono a volte meglio di quanto mi conosca io.
Volevo anche dire grazie ai ragazzi di Firenze che sono riusciti a venire a Londra. Il Vostro supporto è stato davvero prezioso. Anche tutti quelli che avrebbero voluto ma non potendo mi hanno seguito da casa, io so che c’eravate. In questi giorni poi tramite internet sto ricevendo un mucchio di congratulazioni e mi sa che non ce la faccio a rispondere a tutti ma leggo, e davvero mi fa un piacere immenso.

-Grazie Leo, sei stato davvero fantastico!
-Ahah grazie!

Bundu è così. Spontaneo e genuino, sempre pronto a scherzare. Il match di Londra non è stato uno scherzo. I pugni erano veri, e tanti, e la concentrazione altissima. Paolo Vignoli dice “la chiave per vincere il match erano il ritmo e l’uscita dai colpi. [Purdy] era un pugile che beccava, di conseguenza più il ritmo è alto e i colpi aumentano, più ne prende e va in difficoltà. Infine, bisogna uscire in maniera da non farlo rientrare perché è un uomo tenace e che picchia forte”.

Foto di Eugenio Spallazzi

Di Alfredo