Il 22 dicembre di quest’anno si è spento a La Spezia Tito Rodinetti, insegnante tra i più conosciuti non solo in Liguria, ma senza essere tacciati di simpatia, dell’Italia pugilistica. Mezzo secolo e più d’insegnamento di una disciplina come la boxe che richiede non solo bravura ma anche passione. La Virtus La Spezia è stata la sua sede per lungo tempo, sfornando grazie ai suoi sapienti insegnamenti fior fiore di campioni, tra cui il più noto è stato senz’altro Giorgio Bambini, Bronzo alle Olimpiadi del Messico 1968, dove fu sconfitto da George Foreman.
Ma al di là della sua bravura come tecnico, riconosciutagli nel 2005 con la medaglia di bronzo e nel 2007 con la Stella al Merito del CONI, Rodinetti aveva sollevato molte speranze dal suo esordio come pugile, di essere l’erede di quel fuoriclasse che fu Bruno Visintin. La sua breve e veloce carriera dilettantistica faceva ben sperare. In pratica divenne professionista a furor di popolo nel 1958. Le doti c’erano in abbondanza, ma la realtà sul ring come purtroppo è avvenuto spesso tradì le attese. Non accettò matches facili e in alcuni casi i verdetti non favorevoli lasciarono perplesso il pubblico. Non ebbe al suo fianco organizzatori di grido e questo fu un peccato, perché Tito era sicuro dei propri mezzi. Perdere più che onorevolmente con gente del calibro di Francois Pavilla, Lombardet e Josselin fece comprendere di avere di fronte un soggetto che meritava più fiducia. Deluso si ritirò nel 1963 con un record di +10, -8 e =4. Ancora giovane prese il suo bel diploma di tecnico e quello che ingiustamente non gli diede il ring da protagonista, lo ottenne da insegnante all’angolo dei suoi pugili ai quali insegnò la tecnica, il coraggio e la lealtà. La città di La Spezia non trovò l’erede di Bruno Visintin, ma un tecnico di valore che formò i suoi allievi anche nel carattere, come un padre.
