Articolo di Stefano Buttafuoco
Quando ha maturato la decisione di candidarsi alla Presidenza Federale e cosa l’ha spinta a questo passo ?
“Me lo hanno chiesto le persone che mi circondano quotidianamente e che condividono con me questa passione per il mondo del pugilato. Da sempre, e cioè da quando a ventitrè anni ho avuto il mio primo incarico da consigliere tecnico di una società sportiva, ho agito per il bene della boxe senza alcun tornaconto. Non ho mai ambito a poltrone di prestigio politico o a ruoli di potere, mi sono semplicemente stati proposti. Questa è una qualità che mi è stata riconosciuta anche dai miei avversari ed in nome di questa mia autenticità sono stato chiamato a candidarmi alla Presidenza Federale”.
E’ stato Presidente del Comitato Regionale della Sardegna, Consigliere Federale e Componente della Commissione Tecnica Nazionale per circa trent’anni. Una straordinaria esperienza che oggi si sente di mettere a disposizione dell’intero movimento…
“Sono un uomo che viene dal basso, a me nessuno ha mai regalato niente. Ho fatto tanta gavetta che però mi è servita per capire i veri problemi delle persone che costituiscono la base del movimento: presidenti di società, tecnici, atleti agonisti, semplici amatori. Credo che per migliorare le cose bisogna avere avuto questo contatto con il territorio e con i problemi reali. Con la teoria e parole non si va lontano, questo è quello che mi è stato insegnato dai miei genitori e questo è quello che ho insegnato ai mie figli”.
Qual è lo stato di salute del pugilato italiano ?
“La situazione non è affatto rosea, c’è bisogno di concretezza, di interventi efficaci e tempestivi e per questo ho pronta una squadra composta da gente di esperienza capace di offrire un contributo significativo alla causa”.
Qual è la parola chiave del suo programma ?
“Trasparenza. Su questo aspetto voglio incentrare tutta la mia attività. Miro ad una Federazione in cui sia massima l’interazione e la comunicazione con i Comitati Regionali e con le Associazioni Sportive”.
Dopo il fallimento delle ultime Olimpiadi lo staff della nazionale è stato messo sotto accusa. Ritiene che debbano essere fatti degli interventi significativi sul settore tecnico ?
“La squadra è andata bene fino alle qualificazioni, poi a Rio sono stati commessi degli errori. Sono convinto che sia necessario tornare ad un modello tecnico più consono alla nostra tradizione. Non è pensabile che tutti i pugili continuino a combattere con le mani basse e con lo stesso stile. Ogni tecnico deve ottimizzare le caratteristiche dell’atleta che allena. Affiderò la responsabilità a Pablo Roque, un tecnico cubano di comprovata esperienza, e a lui chiederò di svolgere la sua attività in modo itinerante per uniformare le metodologie di allenamento. In altre parole dovremo anche noi andare dagli atleti e dai loro maestri; non si può pensare di sradicare un ragazzo dalla sua città, dal suo lavoro, per farlo trasferire ad Assisi per periodi troppo lunghi. Dobbiamo dare fiducia a chi li ha fatti crescere questi ragazzi per poi periodicamente convocarli in stage concentrati che non dovranno rappresentare dei centri di vacanze”.
Cosa intende dire ?
“Intendo dire che serve disciplina e che gli atleti della Nazionale devono essere un esempio per tutti. Chi va ad Assisi deve farlo per lavorare duro visto che sono poi loro che avranno il privilegio di rappresentarci all’estero”.
Ha introdotto il tema relativo al Centro Federale di Assisi. Continuerà ad essere il perno nel suo progetto ?
“Assolutamente si. Il Centro Federale di Assisi è un luogo che tutte le federazioni ci invidiano. E’ stato un investimento importante, che abbiamo l’obbligo di sfruttare al massimo. Assisi deve essere un luogo di allenamento, ma anche di condivisione tra i tecnici delle varie associazioni e quelli della nazionale, anche in tema di confronto sui criteri di giudizi arbitrali adottati nei vari tornei”.
Il professionismo è tornato in seno alla Federazione che eredita dalla Lega una situazione piuttosto critica. Che interventi devono essere fatti per dare nuova linfa a questo settore ?
“Istituirò una comitato esecutivo che sarà affidato al Professor Enrico Apa, un uomo dall’esperienza straordinaria, già Presidente del Comitato Regionale della Campania e Componente della Cesag, la commisione presieduta da Massimo Barrovecchio. A lui, che per oltre dieci anni ha collaborato con Rocco Agostino, affiderò le chiavi del rilancio del settore. Fondamentale sarà poi il lavoro di Flavio D’Ambrosi che curerà i rapporti con il Coni e che proporrò come Vice Presidente Vicario. Insieme lavoreremo per innalzare la qualità degli eventi professionistici confidando anche nell’impegno di veri manager. Oggi in Italia esistono pochi imprenditori capaci di investire nel pugilato e se non si allestiscono spettacoli all’altezza risulta impensabile suscitare l’interesse delle televisioni”.
Una posizione critica la sua..
“E’ un dato di fatto e dico anche un’altra cosa. Ti sembra normale che un allenatore faccia crescere un ragazzo, che la Federazione lo valorizzi e che poi arriva un manager qualsiasi a portarlo via prendendosi una significativa parte dei suoi introiti ? Penso di no, e per questo nel nostro programma prevediamo che una percentuale compresa tra il 10 ed 20 per cento dei profitti del pugile professionista debbano essere girati alle società che lo hanno cresciuto. Questo è un modo concreto per offrire un gesto di attenzione a chi fattivamente ha dato e dà un contributo alla crescita del movimento”.
Qual è la sua posizione nei confronti dell’Aiba ?
“Le finalità che si è preposta l’Aiba le considero nel complesso positive, di certo meno – per usare un eufemismo – gli scandali legati alla sua gestione sul quale non sta a me giudicare. Sono stati sicuramente dati troppi poteri ai direttori esecutivi ma su questo punto ci sono delle indagini che faranno chiarezza su alcuni verdetti delle Olimpiadi di Rio, che hanno lasciato l’amaro in bocca. Ma quello che ci tengo a sottolineare è che si sono evidenziati troppo spesso solo gli aspetti negativi dell’Aiba. In pochi tanto per fare un esempio hanno evidenziato come la possibilità di partecipazione alle Olimpiadi da parte degli atleti professionisti abbia dato la possibilità di avere accesso ai contributi del Coni per l’attivita Aob e di avere più soldi a disposizione”.
A livello amatoriale i numeri parlano di un movimento in crescita. Crede ci siano margini ulteriori di miglioramento ?
“Certamente. Dal prossimo anno abbasseremo la quota di iscrizione a 5 euro incentivando le iscrizioni in Federazione. Questa operazione favorirà la crescita di tutto il movimento e l’attenzione degli sponsor per la nostra disciplina”.
Cosa pensa del suo avversario alla Presidenza ?
“Premesso che ho molto rispetto per Andrea Locateli, uomo degno della massima stima, credo che tra noi due ci sia una sostanziale differenza. Lui è un manager ed è abituato a ragionare in termini economici. Io metto in primo piano le società, i tecnici ed i pugili. Loro ed esclusivamente loro costituiscono il vero patrimonio da tutelare”
Quali sono i punti di forza della sua candidatura ?
“L’attenzione sui problemi concreti e la territorialità”.
E alla fine secondo lei per chi voterà il popolo della boxe ?
“Voterà per chi gli darà più fiducia e per chi sentirà più vicino ai suoi problemi quotidiani”.

