di Giuliano Orlando

Un ritorno a casa decisamente malinconico. I Thunder italiani in Azerbajan non hanno tuonato, semmai sono stati presi a pugni, in modo più pesante del previsto. Vietato fare drammi, ma un avvio così deludente era impensabile. A lenire la delusione non basta il rammarico di un paio di verdetti molto dubbi. Le WSB, tra le situazioni negative, hanno il servilismo dei giudici, che in caso di equilibrio optano sempre per il pugile di casa. Lo fanno in Azerbajan, ma anche in Italia, come in altre sedi. L’AIBA conosce il problema ma fa spallucce. Gli errori sono bilanciati, così nulla cambia. Da tempo ripeto che si snatura la situazione, ma è come predicare al vento. Una voce, come una rondine, non fa primavera. A Quba, non a Baku, come insistono alcuni siti, l’Italia sperimentale ha pagato scotto pesante di fronte ai Fires che presentavano un quintetto di buona qualità, favorito sulla carta ma non impossibile da battere. I fatti hanno dimostrato che l’Italia è destinata a soffrire e non poco nel corso delle qualificazioni. Lello Bergamasco supportato da Maurizio Stecca, sanno benissimo che il team è tutto da sperimentare, come si è visto nel debutto. Poteva andare meglio, bastava che Mangiacapre fosse in condizioni normali e avremmo staccato quel 2-3 che valeva un punto prezioso. Purtroppo il capitano era irriconoscibile, diciamo abulico per condensare la situazione. La peggiore esibizione da quando lo seguiamo. L’azero Gadzhialiyev, tatticamente era un libro aperto: difesa a testuggine, testa bassa e scatto in avanti per portare sventole prevedibili. Il Mangiacapre di Londra o anche di Almaty, pur al 70%, avrebbe evitato il pericolo mettendosi fuori portata, con gli spostamenti che sono la specialità della casa. Stavolta era una statua di marmo, attaccava frontale, senza guardia e senza schivare. Facile per il pugile di casa fare un figurone centrando con incredibile facilità l’italiano, contato nel primo e nel secondo round, giusta la prima volta, meno la seconda, anche se non cambia la sostanza. Incredibile l’incapacità di Vincenzo a variare la tattica. Rifiutiamo di pensare che possa ripetere una prova tanto negativa, ma certo la faccenda fa riflettere. Il ritorno nei 64 kg. non è ancora digerito? Un vero peccato, perché stiamo parlando della punta italiana in proiezione Rio 2016. Italia sperimentale; i nomi sono quelli di Cavallaro nei medi e Turchi nei massimi. Il primo, giudizio personale, non aveva perduto contro il bielorusso Vesialou, strapagato dai giudici, in particolare nel quarto round, determinante per la sconfitta (2-1) del giovane mancino (19 anni), che ha margini di miglioramento notevoli.  Turchi è stato sfortunato o meglio ingenuo. Abdullayev non è un fuoriclasse, ma neppure una scartina. Pure lui ha pagato lo scotto del noviziato anni addietro, oggi non è facile batterlo. Sfrutta bene l’altezza e l’allungo, veloce e preciso, ha perfezionato quel montante mancino e Turchi ha pagato le conseguenze nel terzo round, contato e ferito ad entrambe le sopracciglie. Poteva andar meglio, ma nessun dramma. Tra i massimi il pericolo è sempre in agguato. Discutibile pure la sconfitta di Conlan (56) contro Gurbanov, molto concreto ma non superiore all’irlandese. Un match che i giudici hanno visto a senso unico. Mi chiedo perché i pugni a bersaglio di Michael valevano meno di quelli dell’azero? Una domanda: lo sanno i giudici che c’è anche il pari? Era il caso di poterlo dare. Unico dei nostri a vincere, l’altro irlandese Barnes (49), già nei Thunder la scorsa stagione. Ha trovato un Ibiyev su misura, che ha voluto scambiare colpo su colpo, dove Patrick va a nozze e vince comodo. Bergamasco che sa il fatto suo, non nasconde le difficoltà e sa benissimo che sarà un cammino impervio. Il parco dei pugili a disposizione è tenero anche se di buona qualità, ma in prospettiva. Tanto più che gli stessi pugili dei Thunder sono anche il fulcro della nazionale, che in questa stagione ha tre appuntamenti dove non può fare solo atto di presenza. Si tratta degli Europei Games maschili e femminili a Baku (Azerbajan) che servono per entrare ai mondiali dove c’è il numero chiuso. Poi gli europei a Sofia (Bugaria) in agosto e i mondiali (300 ammessi) a Doha nel Qatar dal  5 al 18 ottobre. Il ct deve gestire gli interessi in entrambi i fronti, ma non può sacrificare sull’altare delle WSB il meglio della nazionale. C’è poi il problema dell’APB, manifestazione che perde acqua come un colabrodo e dalla quale Vincenzo Picardi ne è uscito per tornare nei Thunder, Vista la categoria (52) potrebbe essere utile. Prossimo appuntamento ancora in trasferta, il 23-24 gennaio a Miami in Florida, ospiti dei Knockouts, non eccezionali ma protetti in casa, con giudici locali. Per noi ci sono l’indiano Bidhuri (52), a meno che non si recuperi Picardi, Introvaia (60), Evans (69), Manfredonia (81) e Vianello (+91). Un quintetto discretamente omogeneo, con le punte nei welter e mediomassimi, per il resto è tutto da scoprire. Anche stavolta prova tutta in salita, con pendenza inferiore di Quba. In una serata tanto nera, anche le voci televisive hanno dato una mano a confondere le cose. Speriamo si migliorino e non di poco.                                                                                                                                                               

Di Alfredo