Giuliano Orlando

 La storia di un campione, di un ribelle e di uomo che ha sempre affrontato la realtà – Stefano Maniscalco con Alex Pietrogiacomi – L’ultimo imperatore del karate – Agenzia Alcatrax – Pag. 256 – Euro 18.00.

Che Stefano Maniscalco, fosse un predestinato lo si poteva capire fin dall’alba del suo ingresso nel mondo del karate. Lo confermano nella premessa i suoi maestri principali, il professor Pierluigi Ascheri, direttore tecnico della Nazionale, Claudio Culasso, maestro 7° Dan della FIJLKAM ed ex direttore del Gruppo Karate Fiamme Gialle, ex allenatore della Nazionale e Alex Pietrogiacomi, coautore oltre che consulente editoriale. Karate: una disciplina particolare e magica, dove il meglio si esprime più che sulla forza, nella capacità di trovare al tuo interno, cuore e cervello, la strada del successo. Maniscalco scrive in questo libro di aver voluto raccontare quel qualcosa che spesso non ha saputo spiegare a parole. Un racconto anche provocatorio, quello di un ribelle nel senso più concreto per l’evoluzione della disciplina. Prende l’avvio dal momento che dovrebbe rappresentare l’addio di una carriera dove ha realizzato e raggiunto tutti i traguardi, ovvero grandi tornei, titoli nazionali, europei e mondiali. I passaggi agonistici si susseguono e sono il fuoco sempre acceso, che arde negli occhi del campione e in quella indomabile voglia di combattere e vincere. Vincere anche quando appare impossibile, quando hai il naso rotto e ferite che sembra impossibile cauterizzare. Tutto questo, passando dai successi giovanili, dove le prime esperienze rappresentano anche il salto di qualità. Confessa: “…il ragazzo era diventato un uomo, con tutti i passaggi. Mi sentivo come Pinocchio nel Paese dei Balocchi. Un diciottenne e un pubblico ufficiale, in un team formidabile. La cosa divertente era che mi mangiavo tutto lo stipendio. Roma era enorme, cosmopolita e piena di attrazioni”. Ma ci sono anche le delusioni: “Nell’ottobre del 2001 il mio primo mondiale, da favorito.  …in finale ritrovai il francese Mesbah e un arbitro filo francese del Kuwait. Dei tre ura mawashi, eseguiti alla perfezione, non me ne riconobbe uno, anzi mi ammonì e persi”. Una parentesi sentimentale dove si intrecciano sensazioni e combattimenti.  Non mancano situazioni orribili, col ginocchio a pezzi, il dopo intervento dove ti senti fragile, inerme e dolorante. Nulla di più terribile per un combattente è la degenza. Ma è anche la terapia per farlo crescere: spiritualmente e umanamente. Ringraziando anche il buon Dio, da credente vero. Un libro produttivo, che annota non solo i combattimenti, quanto le reazioni e l’evoluzione del karate, la disciplina che rappresenta l’amore della vita. Un libro a tutto tatami per la delizia dei cultori di questa disciplina e l’occasione per tutti di conoscere un cosmo di grande bellezza e cultura, come tutto ciò che nasce in quell’Oriente magico, dove la lotta è segno di grande dignità e cavalleria.

Di Alfredo

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