Alessio Capuccio fa un passo indietro. Rammenta di essere stato un dilettante “da evitare”, come si suole dire nell’ambiente, uno che il ring lo consuma con i tacchi delle scarpette, che pressa , che non ti concede mai la possibilità di alzare gli occhi, un fighter vecchio stampo, cuore oltre l’ostacolo. Il ripensamento di Capuccio è avvenuto sabato 1 marzo a discapito dell’ungherese Aron Csipak nella riunione organizzata dal “vulcanico” Domenico Spada che in veste di organizzatore e ringannouncer propone una serata di pugilato doc con sei incontri dilettanti e uno professionisti. Contratto nella prima ripresa, lento a carburare nella seconda, nella terza ripresa Capuccio è soprattutto disorientato dalle folate del 20enne ungherese che da subito incalza il laziale senza soggezione alcuna. Il fantasma di Srecko Janjic e la beffa di Civitavecchia dello scorso anno bruciano ancora, sono ancora da metabolizzare. Il passo è uno solo, cioè tornare indietro. E di forza, con una sferzata improvvisa, Capuccio ritorna dilettante e macina centimetro dopo centimetro il quadrato della palestra Vulcano Gym, incrocia colpi al viso e al corpo senza pause ne ripensamenti. La corta distanza è di nuovo una realtà, è corta a tal punto che il montante destro ed il gancio sinistro diventano armi letali fino al tracollo dello sbigottito Csipak. Quarta ripresa a tutto gas ma è la quinta ripresa che libera Capuccio dai fantasmi di Civitavecchia: la serie a due mani è devastante e grazie all’intervento dell’arbitro Di Mario che l’ungherese torna all’angolo con le proprie gambe. Dunque, “ un passo indietro” per Alessio Capuccio, che consente al pugile laziale di farne uno avanti.

