di Alfredo Bruno
La voce è corsa per tutta Torvajanica e Pomezia: “E’ morto Silvano”. Lo conoscevano tutti solo con il nome, un marchio inconfondibile. Silvano Falloni era il maestro per eccellenza, maestro di boxe; dal suo cilindro aveva tirato fuori nell’arco di un’incredibile carriera fior fiore di pugili. Difficile fare un elenco di atleti usciti dalla società dove insegnava, parliamo di 35 anni di insegnamento, iniziato nel lontano 1972 quando arrivò dal Brasile, dove per tanti anni aveva lavorato da emigrante. Un lavoro duro che lo aveva forgiato nel carattere, presentandolo come un uomo ruvido, ma dal cuore d’oro.

La boxe era la sua passione e qualche match lo aveva disputato in gioventù. La Sjlpia Torvajanica fu il primo nome della Società che formò in un scantinato-garage della centralissima viale Francia sul Lungomare a due passi dal noto ristorante Pippo l’Abruzzese, i cui proprietari lo presero a ben volere facendo anche parte della Società come Consiglieri.
Fior fiore di pugili sono usciti dalla sua società, gente che ha avuto momenti di notorietà anche tra i professionisti come Ravaioli, Frassinetti, Sanna per passare ai tanti dilettanti tra cui ricordiamo Di Napoli, Figus, Pannocchi e tanti altri. Ne ho lasciati un paio a parte, due pugili a cui era molto legato e che sono rimasti molto legati a lui. Parlo di Alessio Sakara, il famoso “Legionario” e Vittorio Oi, attuale campione italiano dei superleggeri, che hanno iniziato da ragazzini proprio nella sua palestra. Parlava spesso di loro, aveva capito le loro enormi potenzialità e per questo lasciava esprimere liberamente la loro boxe istintiva. Era solito impostare i suoi allievi in guardia destra, per lui la boxe non era difesa bensì attacco spietato. Riusciva a caricare al massimo i suoi ragazzi dall’angolo e lo spettacolo era garantito.
Ancora nel 2007 aveva rinnovato la sua tessera di maestro, la sua vita era lì con i ragazzi nella palestra dentro lo Stadio di Pomezia. Elargiva consigli di boxe, ma soprattutto consigli di vita, preziosi come diamanti. I giovani facevano tesoro delle sue considerazioni e soprattutto del suo occhio clinico di maestro. La salute negli ultimi anni aveva alti e bassi, seguito sempre come un ombra dal nipote Enrico Berni, anche lui per tanti anni dirigente della società dove insegnava. Sempre battagliero, polemico a fin di bene, fuori dai clamori del palazzo, il suo posto era dietro l’angolo dei pugili che dovevano rigare dritti sul ring e fuori nella vita. Alla fine il suo cuore ha ceduto alla bella età di 85 anni, 85 anni di vita dura con tante cose da raccontare, un personaggio che sarebbe piaciuto a grandi registi…e chissà che un domani. Per ora noi tutti che lo abbiamo conosciuto lo salutiamo ruvidamente, con l’affetto nascosto dentro il nostro cuore, come sarebbe piaciuto a lui. 

Di Alfredo

3 pensiero su “La scomparsa di Silvano Falloni”

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