di Giuliano Orlando

Alla Super Arena di Saitama in Giappone, si è assistito ad una sfida di altissimo contenuto tecnico tra due due grandi campioni dal glorioso passato, ma capaci di offrire ancora oggi spettacolo emozionante. Ha vinto, come da pronostico Gennady Golovkin (42-1-1), 40 anni compiuti il 12 gennaio, uno dei fuoriclasse del ring. Nato a Qaragandi nel cuore del Kazakistan, da padre russo e mamma coreana, già nei dilettanti è stato grande protagonista. Argento ai Giochi di Atene del 2004, l’anno prima era diventato campione del mondo a Bangkok in Thailandia. Il suo record in maglietta sfiora i 350 incontri con pochissime sconfitte. Passa professionista nel 2006 e conquista il mondiale WBA nel 2010 restando sempre ai vertici, conquistando cinture di altre sigle. Nel 2017, pareggia con Saul Alvarez, altro supercampione, e la sconfitta successiva nel 2018, a giudizio unanime risulta un regalo dei giudici al messicano. Il Covid 19 lo ha fermato per quasi due anni. Dopo la vittoria contro il polacco Kamil Szremeta il 18 dicembre 2020 non era più salito sul ring. Da allora ha fondato una società che gestisce in proprio la carriera.  La potente Akiho Honda ha allestito il confronto con Ryota Murata (16-3), l’ultimo campione dei medi del Sol Levante, la cui carriera in maglietta aveva toccato lo Zenit a Londra nel 2012, vincendo l’oro. Nei pro raggiungeva il top dopo il furto subito da parte di una giuria nefanda, che il 20 maggio 2017, gli aveva negato la vittoria contro Hassan N’Damm N’Jikam, il francese del Cameroun per il vacante titolo WBA medi. Cinque mesi dopo, sempre in Giappone, si prendeva la rivincita, spendendo il rivale al tappeto nel settimo round. Cintura difesa contro il nostro Emy Blandamura a Yokohama. Perdeva la cintura ad opera di Rob Brant (24-1), il guerriero del Minnesota, il 20 ottobre 2018 a Las Vegas., verdetto capovolto dopo nove mesi sul ring amichevole di Yokoma, con Brandt finito KO dopo solo due round. Titolo difeso nel dicembre 2019, riservando lo stesso trattamento al canadese Steven Butler (29-3-1). Da allora silenzio assoluto. Il ritorno di Murata (16-3) 36 anni, dopo due anni e quattro mesi, contro il kazako che sul ring ha dimostrato di essere ancora un campione assoluto. Ha perso i capelli, ma non certo il rendimento. Dopo una partenza prudente, da diesel, con Murata che ha tentato di mettere l’avversario in difficoltà, colpendo veloce sopra e sotto, il kazako ha iniziato il recupero mettendo in mostra tutto lo scibile del campione, col sinistro che penetrava in ogni pertugio nella guardia di Murata e il destro che completava le serie. Questo tema ha fotografato tutti i round, con le repliche del giapponese che perdevano di continuità e precisione round dopo round, fino alla resa nella nona tornata, quando l’arbitro anticipava il lancio dell’asciugamano dall’angolo di un Murata stremato e indifeso.  Al momento dello stop, i tre giudici USA segnavano 78-74 per Feldman, 79-73 per Floyle e 77-75 per Levin, forse abbagliato dalle luci sul ring. Per Murata potrebbe essere il canto del cigno, mentre Golovkin ha dimostrato di essere ancora un campione assoluto, in attesa del terzo match con Sauli Alvarez, sia pure con poche possibilità. Le alternative non mancano, si tratta di capire quanto viene offerto dagli organizzatori interessati per carpire a Gennady le cinture IBO e IBF, oltre al titolo di supercampione WBA.                                                                                             Sempre negli USA, al River Casinò Resort di Schenectady a New York, la Star Boxe dell’italo americano Joe De Guardia, il romano Simone Federici (19-2-1), ha mantenuto la cintura WBC Continental Americas dei massimi leggeri, battendo nettamente l’ucraino Lyubomyr Pinchuk (14-3-1), visto in Italia nel 2016, affrontare Clemente Russo e impegnarlo a fondo per la qualificazione ai Giochi di Rio 2016. Passato pro nel 2017, risiede a Pittsburg in Pennsylvania dove si è costruito un buon record e sperava di pdi conquistare la cintura che Federici detiene dal 2019. Tentativo fallito nettamente, come confermano i punteggi dei giudici: 97-93, 97-93, 99-91 per il pugile italiano. Match poco spettacolare, che il romano ha condotto con padronanza, conquistando anche la cintura WBA NABA Gold che deteneva l’ucraino.                                                                                                                                                                        A Fermo nelle Marche, la peso leggero Nadia Flalhi (3), radici marocchine, allieva del maestro Ruffini,  già campionessa italiana dilettanti nel 2018, argento 2’21 e bronzo nel 2016 e 2019, ha ottenuto il terzo successo battendo nettamente la montenegrina Alex Vujkovic (4-17-2), residente a Belgrado (Serbia) sui sei round.                                                                                                                                                                                   Tanto pubblico e tanto tifo nella struttura degli Impianti Sportivi della Montagnola a Firenze. L’evento targato Rosanna Conti Cavini, realizzato in solido dalla Boxing Club Firenze di Luciano Polvani, da Leonardo Turchi, ASD Sempre Avanti di Cristiano Mazzoni, ASD Boxe Mugello di Gabriele Sarti e della Pugilistica Grossetana, che hanno permesso al pugile di casa Eduardo Giustini (11-2) 32 anni di conquistare il tricolore dei massimi, costringendo alla resa il laziale Ivan D’Adamo (8-3-1) 41 anni al sesto tempo. Si trattava di una rivincita, il 14 marzo 2021 a Fiumerapido nel Lazio, la sfida era finita all’ottavo round per KO a favore del campione in carica. D’Adamo dopo la conquista aveva difeso la cintura a Sora nel frusinate, lo scorso settembre superando ai punti Paolo Iannucci (4-6), già battuto nel 2019.  Il 26 novembre saliva sul ring di Charlottenburg in Germania, rimediando una netta sconfitta contro Grant Shala (11). Mentre il toscano, dopo lo stop di un anno fa, incamerava tre vittorie nella sua Firenze, dove l’altra sera ha completato poker che valeva la conquista del tricolore. Inizialmente era il laziale e tenere l’iniziativa anticipando lo sfidante che ribatteva di rimessa, dimostrandosi mobile e attento. La svolta al sesto tempo, con Giustini che metteva a segno una combinazione al corpo capace di mettere in crisi D’Adamo che non riusciva a recuperare e giustamente dal suo angolo volava la spugna, col pugile privo di difesa. Gli altri risultati. Nei welter Michele De Filippo (3) della Boxe Mugello, costringe alla resa il serbo Sebastijan Saciri (2-4) costretto alla resa al secondo round. Il mediomassimo Marco Casamassima (4) dopo qualche difficoltà iniziale contro un avversario sgorbutico, ha preso le redini del match, mettendo in difficoltà l’inglese Allen Gary Jhon (0-1) al debutto, tanto che l’arbitro ha fermato l’incontro per manifesta inferiorità. 

Di Alfredo

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