di Giuliano Orlando

BRESCIA. La serata al Centro Sportivo Rigamonti di Brescia, allestita dalla Promo Boxe Italia di Mario Loreni, prometteva molto bene e il risultato nel complesso ha superato le attese. Nessun match ha deluso e i tre incontri titolati hanno premiato a sorpresa gli outsider, con pieno merito. Per il vacante trofeo dell’Unione Europea superpiuma, si confrontavano i due trentenni Mario Alfano (15-3-1), salernitano di nascita, romano di residenza, allenato da Franco Federici e Nicola Henchiri, (9-4-2), papà tunisino, mamma pisana, italiano di nascita, allievo del maestro Michele Mostarda. Entrambi provenivano da due sconfitte. Il primo, superato il 4 dicembre scorso a Roma, dal maltese Haithem Laamouz (16-1) per la stessa cintura, poi risultato positivo all’antidoping, quindi squalificato, mentre il toscano veniva sconfitto lo scorso 16 aprile a Milano dall’ex europeo Francesco Patera (24-3), dopo una sfida più equilibrata del previsto. Alfano più basso doveva chiudere lo spazio, evitando che il maggiore allungo funzionasse come barriera difensiva e nel contempo anche offensiva per i diretti di Henchiri. Così è stato per tutti i dodici round, condotti a buon ritmo da entrambi. Ha vinto con pieno merito il pisano, sfruttando la maggiore mobilità e anche intelligenza tattica, tenendo a distanza un Alfano generoso ma troppo prevedibile, incapace di dare continuità quando riusciva a chiudere l’avversario. Invano dal suo angolo lo spronavano a insistere nei colpi, purtroppo senza risultato. Per contro Henchiri, apparso più determinato e consapevole dei suoi mezzi, ha fatto la differenza nella seconda parte della sfida, rendendo inutili gli assalti finali di Alfano, tutto cuore ma poca lucidità. Unanimi i giudici a favore di Nicola Henchiri, che dopo il pari contro Giuseppe Carafa il 28 giugno 2019 a S. Giuliano Terme per il tricolore, cinge la cintura dell’Unione Europea.

Non è andata bene al livornese Jonathan Sannino (13-2-1) alla prima difesa del tricolore supergallo contro l’imbattuto emiliano Mattia De Bianchi (11), della scuderia di Ventura, che aggiunge il secondo tricolore dopo quello di Kaba. Lo sfidante è partito a mille sparando sinistri e destri al viso del campione, sorpreso da tanto vigore. Dal secondo al quarto round, le contromisure di Sannino (montanti al fegato e crochet al bersaglio alto) davano i frutti sperati e il toscano sembrava destinato a mantenere la cintura. Tutto sbagliato, De Bianchi allenato in modo perfetto, riprendeva il tambureggiante mitragliamento, aggiungendo anche l’uppercut al mento di un avversario che non riusciva più a replicare, denotando segni di stanchezza che si accentuavano col passare dei round. Sannino consapevole di essere in svantaggio gettava ogni risorsa nel decimo e ultimo round, ma la sua apprezzabile generosità non bastava a colmare l’handicap e l’emiliano conquistava la cintura con pieno merito. La prestazione del nuovo campione è andata oltre le previsioni e sicuramente migliorerà nei prossimi impegni, avendo fatto intravvedere margini di miglioramento, visti i 23 anni e i soli 11 match disputati. Per Sannino, ragazzo intelligente e riflessivo, necessario capire il perché di un calo imprevisto, quando si pensava alla riscossa.

La terza cintura in palio, quelle della FPI, dove erano impegnate le forze emergenti, riguardava i medi Gianluca Pappalardo (8-1) e Giovanni Rossetti (5-1). Otto riprese vibranti, di alto contenuto tecnico, tra due giovani dotati di talento e solide basi. Per sei round hanno viaggiato in perfetto equilibrio, scambiandosi colpi precisi e pesanti. Da una parte la maggiore varietà del catanese Pappalardo, che ha saputo incassare i destri del tarantino dimostrando buona solidità e molta reattività. Dall’altra il tarantino allievo di Cataldo Quero, sapeva replicare con colpi più lineari e confermava di avere potenza, anche se non dava continuità all’offensiva e restava troppo rigido sia attacco che in difesa. Decisivi gli ultimi due round, che Pappalardo si è aggiudicato dimostrando personalità e lucidità offensiva, mentre al tarantino si spegneva la luce, rassegnato ad una sconfitta ineluttabile. Un vero peccato per Rossetti, anche se a vent’anni puoi sempre recuperare. Per il vincitore una tappa importante anche se intermedia, che conferma le qualità del pugile e di uno staff che lo guida con abilità e giudizio.  Rossetti a sua volta, dopo la sconfitta, mi confessava che la disabitudine ai momenti difficili è stata il fattore determinante: “Non so ancora soffrire, quando è stato il momento di tirare fuori quanto mi restava, non ho avuto il coraggio di rischiare per vincere. Una rassegnazione psicologica, che devo assolutamente cancellare, perché la boxe è la mia vita, il mio futuro. Mi spiace per chi mi guida, che crede in me, ma questa sconfitta deve aiutarmi a crescere”.                                      

Pappalardo visibilmente felice, non smetteva di cliccare sul cellulare, inviando e ricevendo la soddisfazione di un successo sperato e anche sofferto: “Rossetti è forte, quando mi colpiva in particolare col destro faceva male, ma io ero pronto a soffrire e altrettanto deciso a vincere. Ringrazio il mio maestro e il nutrizionista che mi ha portato al giusto peso in condizione perfetta. Sapevo che inizialmente sarebbe stata dura, ma confidavo che alla lunga le doti di fondo avrebbero fatto la differenza. Nelle ultime due riprese Rossetti non faceva più male e quindi hanno prevalso le mie serie, la mia completezza tecnica. Questa cintura è il primo traguardo a livello assoluto, ma gli obiettivi sono molto ambiziosi”.

Buon test per il romano Adriano Sperandio (12-1), fresco tricolore dei mediomassimi, avendo battuto il 21 novembre scorso l’allora imbattuto Luca Spadaccini (6-1-3). In attesa della prima difesa o di un tentativo ad una cintura internazionale, Il campione ha sostenuto un buon allenamento, battendo sui sei round l’esperto serbo Aleksandar Petrovic (5-23-3), 32 anni, molto attivo in Francia, alla seconda apparizione in Italia.

“Dopo lo stop di sei mesi, dovuto alla pandemia, mi serviva un test per riprendere confidenza sul ring. Il serbo è stato un buon avversario, disposto a fronteggiarmi anche se capiva che era un gradino sotto. Adesso, con mio padre, decidiamo sugli impegni futuri. Lo sfidante scelto è Abatangelo, non certo un novellino. Vediamo cosa ci propongono, disposti ad andare anche in Piemonte. Questo è il momento per recuperare il tempo perduto e conquistare qualcosa di importante”

Il veneto Luca Rigoldi (23-2-2) è tornato sul ring dopo cinque mesi, dallo sfortunato dicembre scorso, quando l’inglese Gamal Yafai (18-2) sul ring di Milano, lo scalzò dall’europeo supergallo. “Mario Loreni mi ha avvisato una settimana fa dell’opportunità di combattere. Ho accettato con entusiasmo, visto che pur con una preparazione ridotta, mi faceva comodo riassaporare l’atmosfera del ring. Che Cristian Narvaez (16-26-6) non fosse un problema lo sapevo, anche se ha confermato di essere un collaudatore esperto e resistente. Forse lo avrei anche battuto prima del limite, se avessi insistito a colpirlo sotto, ma mi va bene anche vincere ai punti, concludendo con molte energie ancora in serbo”.  

Qualche rimpianto per la sconfitta europea?

“Lasciare una cintura così importante non è mai piacevole. Più che rimpianti, ho capito che bastano pochi particolari per salire sul ring meno sereno di quanto avrei sperato. Confesso di essermi sentito troppo solo e questo ha pesato e non poco sul rendimento”.

E’ vero che volevate cambiare i guanti, dopo aver visto quelli dell’inglese, diversi dai vostri?

“Lo abbiamo chiesto, ma è stato inutile”.

La differenza?

“Sostanziale, quelli di Yafai era imbottiti di crine, più piccoli e duri, i nostri in confronto sembravano d’allenamento, basta vedere le foto per capire. Ugualmente, niente da dire. Siamo stati ingenui. La prossima volta staremo più attenti”.

Vero che salirai di categoria?

“Perché dovrei? Faccio i supergallo senza troppi problemi. Certo che ho programmi e sono ambiziosi. In estate grazie ai miei amici, dovremmo allestire una grande serata a Vicenza, preludio al progetto del 2022, quando puntiamo di portare il pubblico al campo del Vicenza calcio, dove dovrei combattere per un titolo importante. Ci stiamo lavorando e sono convinto di potercela fare. Nel frattempo continuo a lavorare in due palestre, la Dynamic a Thiene e la Queensbury a Vicenza, come personal trainer e allenatore, mentre mi alleno a Piove di Sacco dal mio maestro di sempre Gino Freo”.   

Nei mediomassimi, il non più verde Federico Gassani (5-0-1), 37 anni, operatore sanitario, in aiuto ai soggetti più fragili, una carriera ad intermittenza iniziata nel 2015 a 31 anni, con l’esordio, proseguita nel 2017 (tre incontri) e solo quest’anno ripresa con altri due match. Dopo cinque vittorie è arrivato il primo pari, molto generoso, contro il fiorentino di Calenzano, Leonardo Balli (3-0-2), 23 anni, supermedio che ha regalato parecchi chili al rivale, mostrando ottima base tecnica e velocità di esecuzione. Balli che lavora come giostraio non è proprio una novità. Nei dilettanti ha vinto il titolo toscano fin dagli youth, prendendo parte da peso medio agli assoluti nel 2018 e 2017, dove venne sconfitto dal romano Faraoni che vinse il titolo. Dopo il pari contro Gassani, il procuratore Mario Loreni gli ha assicurato a tempi brevi l’opportunità di puntare al tricolore. “Pensavo di aver vinto, ma non faccio nessuna polemica. I giudici hanno visto il pari e va bene così. E’ successo anche a Mantova contro Leonetti. Spero che la prossima volta vada meglio”.

In apertura il welter Jurgen Mullai (1), famiglia albanese residente a Rivarolo Canadese. 26 anni, passato dal calcio al pugilato, ha dominato il ventenne serbo Aron Karolji (0-4), tempestandolo di pugni per due round e mezzo, quando dall’angolo è volato l’asciugamano per chiudere un match a senso unico.

Nella stessa serata all’Arena di Manchester in Inghilterra, la Matchroom Boxing di Eddie Hearn ha allestito un ricco cartellone che aveva come clou l’europeo vacante dei supermedi tra Giovanni De Carolis (28-10-1), 36 anni, ex iridato della colonia di Davide Buccioni e l’imbattuto inglese di colore, Lerrone Richards (15), 28 anni, campione inglese e del Commonwealth. Come da pronostico match a senso unico, condotto senza difficoltà dal pugile di casa, più alto che ha vanificato l’avanzata dell’italiano, prevedibile e lenta, giocando d’anticipo ripresa dopo ripresa. Match abbastanza noioso, condotto a ritmi non certo frenetici. De Carolis non ha mai rischiato, vista la mancanza di potenza dell’inglese, rassegnandosi alla sconfitta ai punti. Due giudici hanno segnato 119-109, uno 120-108, il che specchia il divario. La sorpresa addirittura clamorosa l’ha procurata il mancino inglese Jason Cunningham (29-6), 30 anni, sfavorito sulla carta contro il campione d’Europa Gamal Yafai (18-2), alla prima difesa volontaria. Gamal era diventato campione il 17 dicembre a Milano a spese del nostro Luca Rigoldi e sembrava destinato a volare verso il mondiale supergallo. Il ring ha raccontato una storia imprevedibile. Dopo un primo round d’assaggio il sinistro del più alto sfidante centrava la mascella di Yafai che finiva al tappeto, lo stesso rito si ripeteva nel quarto e nel sesto round, tra lo stupore e disperazione del clan degli Yafai, esterrefatti da quanto accadeva.  Cunningham ha proseguito ad anticipare l’avversario e solo nelle ultime tre riprese ha lasciato spazio al rivale, che ha tentato una rimonta impossibile, rischiando addirittura di subire il quarto conteggio. Il neo campione ha pure vendicato la sconfitta subita nel 2015 dal fratello maggiore Khalid Yafai, per il titolo inglese supermosca. Per Gamal è la seconda sconfitta in carriera, oltre al segnale di una fragilità che potrebbe condizionarne il futuro. E’ andata meglio al campione europeo dei cruiser Tommy McCarthy (18-2), 30 anni, che ricordiamo dubbio vincitore del nostro Fabio Turchi, punito dal cartellino del giudice italiano Barrovecchio nell’ottobre 2019 a Trento. Per l’inglese nato a Londra, residente a Belfast nell’Irlanda del Nord, la prima difesa europea non presentava rischi di sorta. Il romeno Alexandru Jur (19-4), 36 anni, ha confermato la fragilità della mascella, finendo KO al sesto round, dopo il primo KD al quarto. Incontro a senso unico come nelle previsioni.

Al Palaboxe Aurelio Santoro di  Roma, prosegue la striscia vincente della peso mosca Stephanie Silva (2), ottima dilettante, un bronzo europeo nel 2016. Stavolta ha battuto l’esperta magiara Judit Hachbolt (5-11), 28 anni, che ha combattuto negli USA, Spagna, Svizzera, Repubblica Ceca e Slovacchia, la prima volta in Italia. Per la Silva, 25 anni, un test molto importante e impegnativo sulle otto riprese, vinto nettamente in virtù del ritmo imposto, contro una rivale dall’esperienza notevole. Debutto vincente per il cruiser romano Gabriele Granaldi (1) vincitore del marchigiano Andrea Cannoni (0-5) di 37 anni, fermato al quarto round per ferita, nettamente indietro.

Di Alfredo

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