di Giuliano Orlando

Quando scrivere di pugilato ha il profumo femminile. Aria fresca tra le corde del ring – Federica Guglielmini, Virginia Perini – A corta distanza. Il mondo della boxe si racconta – Editore Tabula Fati – Pag. 248 – Euro 14.00.

Benvenute nel mondo arcaico di uno sport nato con l’uomo e che la scellerata politica ai vertici internazionali, nel recente passato, ha portato al rischio concreto di essere cacciato fuori dai Giochi, come fosse un corpo avulso e scomodo. Nel suo piccolo questo libro sprigiona aria fresca e nuova, indispensabile per una svolta culturale e d’approccio, dove i pugni non sono violenza ma il percorso di ragazzi e ragazze per i quali la boxe è stata una ragione di vita, un riscatto sociale e anche un futuro. Lo dico da panda doc, che ha trascorso una vita circumnavigando sia la periferia che il centro del boxing e dove l’elemento femminile rappresentava il lato sexy, impossibile da connotarsi con l’essenza di uno sport muscolare. Errore grave, pesante che la donna ha saputo capovolgere, entrando in questo mondo a pieno titolo, nonostante i divieti più assurdi messi in atto dalle autorità in-competenti. Oggi la boxe in rosa ha varcato tutti i confini vietati fino a pochi anni addietro e offre spettacolo di qualità richiamando il grande pubblico. La recente sfida tra Katie Taylor e Amanda Serrano al Madison di New York, ripreso in diretta da DAZN, col tutto esaurito, e il pubblico in estasi per lo spettacolo offerto, testimonia come il vertice femminile non ha più nulla da invidiare agli uomini. Piccolo particolare: per entrambe borse oltre il milione di dollari. D’accordo questo è lo Zenit, ci sono ancora molti sottoscala, ma questa boxe femminile cresce molto più veloce di quella maschile. Italia compresa, dove Irma Testa, una ragazza di Torre Annunziata bronzo olimpico e argento mondiale ha dato un contributo fondamentale al ritorno all’attenzione del grande pubblico alla noble-art, di tanti campioni senza la sua personalità. “A corta distanza”, scritto a quattro mani femminili, è una ventata d’aria fresca, in contrapposizione ai troppi apprendisti e mestieranti di giornata che si affannano a raccontare il tramonto di una disciplina che chiede invece segnali di rinascita. Federica a Virginia lo fanno con l’entusiasmo delle neofiti, senza nascondere i limiti di chi si affaccia in un cosmo inedito e quindi paga scotto. Per fortuna, dico io. Ventotto interviste, passando da campioni come Nino Benvenuti, Francesco Damiani, Maurizio Stecca, Giacobbe Fragomeni, Patrizio Oliva, Simona Galassi, Rocky Mattioli, Stefania Bianchini e Giovanni De Carolis che hanno conquistato il tetto del mondo, ma anche Leo Bundu che lo avrebbe meritato, trovano attenzione insegnanti quali Angelo Pomè, Stefano Sirtori e Franco Cherchi che in precedenza ha offerto boxe di straordinaria eleganza. Personaggi questi sempre relegati all’ombra della palestra, il cui sudore raramente trova riscontro e attenzione come hanno fatto le autrici. C’è un altro particolare che rende il libro stuzzicante, non essendo addette ai lavori, pongono le domande con delicatezza, addirittura con un senso materno che tramuta l’intervista in coinvolgimento totale. Si sono avventurate anche con protagonisti la cui particolarità è la riservatezza, quali il professor Mario Sturla, giunto ai vertici della medicina sportiva o l’arbitro Massimo Barrovecchio, una scelta dove nel migliore dei casi, non vieni commentato. Anche con loro l’operazione è pienamente riuscita. Altro aspetto diverso, l’angolatura culturale senza insistere troppo, ma la scoperta di Dimitris Statiris, un regista folgorato dalla boxe, della pittrice Feuei Tola, irrefrenabile artista che si abbevera ovunque ci sono fonti e la boxe non poteva mancare. C’è pure Simone Cicalone:  chi è costui vi chiederete e tale domanda me lo sono fatta pure io, scoprendo che questo romano a me sconosciuto, inventore di “Scuola di botte” sul canale Youtube, ha quasi 200.000 iscritti e tra provocazioni e termini tresh, trova il modo di combattere il bullismo. Non solo, nel suo curriculum trovi un percorso alla Mondadori dove da capo del personale gestiva i principali negozi di Milano. Anche in questo caso un personaggio inedito, che l’istinto femminile porta alla luce.  Presenti un paio di giornalisti, tra cui l’amico Gianni Minà e il sottoscritto, col quale Federica ha avuto la pazienza di ascoltarmi forse troppo a lungo. Ma alla fine confesso di non essermi pentito, semmai il contrario.  D’obbligo, l’augurio di una buona lettura e di un bis a tempi brevi, nel segno di quell’ottimismo di cui abbiamo bisogno, che il mondo femminile è capace di imprimere.

 

 

 

Di Alfredo

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