di Giuliano Orlando

Nel gennaio 2020, il presidente dell’EUBC, Franco Falcinelli fece pervenire una garbata lettera a Tomas Bach, presidente del CIO, facendo presente la preoccupazione, dopo la sospensione dell’AIBA dall’organizzare degli eventi di qualificazione ai Giochi di Tokyo, delegate ad una commissione denominata “Task Force IOC”, dando a Morinari Watanabe, presidente mondiale della ginnastica il ruolo di leader, supportato da Marius Vizer a sua volta presidente del judo. Concludeva, ponendosi alcune domande, diventate di drammatica attualità sia alle selezioni che durante i Giochi. In particolare su giudici e arbitri e anche nell’organizzare i tornei. Il reggente del CIO rispose con grande supponenza: “Il torneo olimpico di boxe non è ‘una scienza missilistica’, quindi credo che saremo in grado di gestirlo”. La replica di Falcinelli fu una profezia: “Al presidente Bach che ho sempre ammirato e rispettato, vorrei ricordare che la boxe è lo sport più duro e complesso degli sport olimpici. Proprio perché non è la ‘scienza missilistica’ devono essere noti i meccanismi delicati e imprevedibili che caratterizzano le sue diverse e molteplici fasi di preparazione e sviluppo delle competizioni”.

Nei fatti, l’incompetenza della Task Force ha percorso tutte le fasi dalle qualificazioni alla scelta delle teste di serie. Ma questo ha un suo perché. Ovvero, il ranking non è stato aggiornato e quindi, la classifica rispecchiava una classifica superata da altri eventi. Come poteva risultare attuale una situazione di classifica che faceva riferimento addirittura a quattro anni prima, dai mondiali 2017-2019 maschili e quelli del 2018 e ’19 femminili. Ignorando i campionati continentali, come in parte i risultati delle qualificazioni per Tokyo. Il pastrocchio si è allargato col mancato evento delle Americhe, programmato a Buenos Aires e annullato per il persistere del Covid in Argentina. Per non parlare dell’Europa, dove le qualificazioni sono arrivate a rate. Una parte a Londra, metà marzo 2020, nei primi tre giorni di un torneo che non sarebbe mai dovuto partire, visto il pericolo della pandemia, interrotto quando già alcuni atleti e dirigenti erano stati colpiti, la seconda parte nel giugno del 2021, ovvero quindici mesi dopo! Tralascio la dichiarazione della Task Force del 2020, che aveva deciso di basarsi sui successi dei Giochi Giovanili di Buenos Aires 2018, per la scelta di atleti per Tokyo.  Torneo riservato ai migliori youth, dai 17 ai 18 anni. Leggendo alcuni nomi delle teste di serie, vengono i brividi. Nel settore femminile, nei 51 kg. la colombiana Valencia figura come numero 3, meglio della Huang di Taipei che ha vinto il mondiale 2019, nei 54 kg. Teste di serie per area geografica? Lo si potrebbe anche pensare leggendo i nomi di Mulanga dello Zambia (4) nei 57 kg. e Joans Ionas della Namibia (2) nei 63. Poi devi cambiare idea perché nei 69, 75, 91 e +91 l’Africa è ignorata pur avendo atleti in queste categorie. Altra considerazione, perché sono teste di serie quattro delle vincitrici delle qualificazioni europee, l’unica ignorata è l’italiana Irma Testa, che tra l’altro è anche campionessa europea in carica. Colpa delle classifiche? Certo, ma anche dell’ignoranza della TF, che ha ricoperto un ruolo senza la giusta preparazione, e a pagare sono sempre gli atleti. Bastava che il presidente del CIO, invece di rispondere con supponenza a Falcinelli, avesse preso in considerazione la possibilità di farsi affiancare da qualche esperto e tante cose sarebbe andate meglio, molto meglio. Cosa ne possono sapere di pugilato in chiave olimpica due responsabili di ginnastica e judo?

Ci sarebbe da trattare il problema di arbitri e giudici. Il torneo è appena iniziato a qualcuno si è già messo in mostra negativamente. In particolare il mongolo Otgonbayar, quasi sempre in controtendenza, compreso il 4-1 di Irma Testa contro la russa Vorontsova, quattro 30-27 e lui 28-29. Ad uno così va fatto l’esame etilico, escludo la malafede, ma la certezza sia destinato ad altri ruoli, visto che anche nei 3-2, ha scelto sempre il perdente. La Russia, ufficialmente non riconosciuta come nazione, avendo il CIO ritenuto applicasse il doping di Stato, ha già perduto tre delle quattro atlete iscritte. Dopo la Vorontsova (57) e la Dolgatova nei 69 kg. battuta dalla thailandese Manikon (4-1), fuori anche la Suloianova (51) superata dalla Fuchs (Usa) 3-2.

La romana Giordana Sorrentino (51) è passata agli ottavi, battendo la venezolana Cardozo Rojas, 23 anni, alla prima esperienza ai Giochi. L’azzurra ha vinto netto, ma nel primo round, ha trovato una rivale che replicava con veemenza, Già al secondo round Sorrentino confermava di avere mani pesanti e l’americana era costretta a rallentare e perdere terreno. Giovedì trova una delle favorite, Wen Huang, 24 anni, di Taipei, oro mondiale in carica nei 54 kg., scesa di categoria, terza alle selezioni di Amman in Giordania, battuta dalla giapponese Tsukimi Namiki 23 anni, ai quarti nel mondiale 2019, che a sua volta ha ceduto alla cinese Chang, classe ’97, giunta ai quarti ai mondiali 2018 in India.

Irma, dopo l’esordio vittorioso contro la russa Vorontsova, è tornata a combattere contro l’irlandese Walsh, già battuta nella finale di Parigi con un netto 5-0.  La nostra capitana si è ripetuta anche a Tokyo, superando l’irlandese in modo netto, come testimonia il 5-0, anche se è assodato che non regalano nulla all’italiana. Semmai il contrario. La prima ripresa vinta di misura da Irma, tre giudici (argentino, tunisino e australiano) l’hanno assegnata all’irlandese. Per fortuna le altre due tornate hanno rimesso le cose a posto, avendole l’azzurra dominate con la sua boxe elegante e precisa, anticipando la rivale con apparente facilità, rapidi spostamenti che la mandavano regolarmente fuori misura e il 5-0 era confezionato. Anche se resta l’avviso che all’Italia se puoi togli e non diversamente. Conquistati i quarti, mercoledì 28 luglio, poco dopo le 4 del mattino, se la vedrà con la canadese Caroline Veyre, 32 anni, presente ai mondiali 2019, out agli ottavi superata dalla uzbeka Mirzaeva. Si tratta di una guerriera tosta, resistente ma anche monotematica che Irma può battere.  Nei 57 kg. è successo quello che non ti aspettavi. Lin Yu-Ting di Taipei, 25 anni, testa di serie n. 1, oro iridato 2018, bronzo nel 2019 battuta dalla Voronsova (3-2) a Ekaterinburg, considerata la favorita all’oro, è stata battuta all’esordio dalla filippina Nesthy Petecio, 29 anni, iridata in carica, brevilinea sulla cui femminilità ci sarebbe da discutere, boxe da strada con sventole a go-go, organicamente un rullo compressore, grazie al terzo round, ha convinto tre giudici ha decretarne la vittoria. Tra l’altro era stata esclusa alle qualificazioni, battuta nettamente dalla giapponese Sena Irie, presente nella parte bassa del tabellone, ripescata dalla TF. Lin Yu-Ting, altissima ha boxe lineare e veloce, latita negli spostamenti laterali e questo la costringe a dover subire la rivale a corta distanza. Cosa che ha fatto la filippina. Domani se la vedrà con la colombiana Arias che a sorpresa ha superato (3-2) la favorita bulgara Stanimina Petrova, 30 anni, titoli europei e l’oro mondiale 2014, presente a Rio, apparsa troppo passiva contro una rivale che l’ha attaccata per tutto il match. Chi vince e sarà una lotta senza soluzione di continuità,  ha assicurato il podio e ci auguriamo trovi di fronte la nostra Irma Testa per accedere in finale. I 57 kg. femminili sono la prima categoria ad assegnate le medaglie, che avverrà la notte di martedì 3 agosto.

La capitana azzurra vive nella bolla di questi Giochi, puntando al traguardo dei 5 cerchi. Renzini mi ha detto: “Irma è pronta per qualsiasi avversaria, sono le rivali a doversi preoccupare. Sul ring ha riservato lo stesso trattamento sia alla russa, che all’irlandese, ripetendo il risultato positivo. Adesso siamo pronti per la canadese Veyre, rispettosi ma anche fiduciosi. Irma è venuta a Tokyo con un preciso traguardo e a quello puntiamo. Che hanno anche le altre tre azzurre, nessuna esclusa”.

E’ uscita la testa di serie numero uno, Lin Yu-Ting di Taipei, battuta dalla filippina Petecio. Sorpreso?

“La cosa mi lascia indifferente, anche se può rappresentare una sorpresa. Con Irma prepariamo un match alla volta. Adesso pensiamo a superare la canadese che significherebbe podio assicurato. Una tappa importante, non il traguardo finale. Senza dimenticare che l’Italia è rappresentata da quattro atlete, la Nicoli e la Carini che combattano stanotte e la Sorrentino domani, tutte decise a vincere”.

Questa notte esordio per Rebecca Nicoli (60) e Angela Carini (69). La milanese dovrebbe farcela con la messicana Reyes Falcon, 24 anni, campionessa nazionale, molto battagliera. Il problema sarà quello successivo e si chiama Kellie Harrington, 31 anni, iridata 2018, un mare di arte e mestiere, vincitrice nella qualificazione a Parigi, battendo in finale la giovane cioccolatina inglese Dubois, 20 anni, che dopo aver superato l’azzurra presentatasi al 50%, sembrava inarrestabile. L’irlandese l’ha riportata in terra, proponendosi da favorita assieme alla brasiliana Beatriz Ferreira, mondiale in carica, che si è allenata ad Assisi con le azzurre e la finlandese Potkonen, 40 anni, bronzo mondiale e il sogno di chiudere in bellezza. Questo il lotto delle più quotate. Vedremo se l’azzurra, 21 anni, che ha già compiuto un miracolo staccando il ticket per Tokyo, andrà oltre il pronostico. La quarta azzurra è la campana Angela Carini, alla quale l’argento mondiale 2019 non è bastato per essere testa di serie!  Per questo all’esordio deve affrontare Nien-Chin Chen di Taipei, 24 anni, argento alle qualificazioni, oro ai mondiali 2018, longilinea dal naso schiacciato, boxe attendista e scomoda per tutte le avversarie. Angela dovrà andarla a scovare ed essere abile a uscire in fretta dalle repliche. Agli ultimi mondiali l’orientale è stata fermata dalla cinese Yang, assente a Tokyo, sostituita dalla Hong Gu, prossima ai 33 anni, ferma dal 2017 (matrimonio e maternità), riapparsa dopo tre stagioni. Eliminata ai mondiali 2014, argento 2016 ad Astana, l’anno in cui vinse la nostra Mesiano nei 57 kg. una categoria ci porta buono, con l’irlandese Harrington argento nei 64 kg. La stagionata cinese, dopo aver vinto il titolo nazionale si è presentata ad Amman in Giordania battendo prima la kazaka Khalzova, poi l’indiana Borgohain e in finale Chen Nien-Chin, l’avversaria odierna di Angela Carini.                                                             

Di Alfredo

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