di Giuliano Orlando

A volte non basta la buona volontà per offrire il meglio. Sul ring allestito sulla piazza di Stintino nel sassarese, di fronte al mare, la Promo Boxe Italia del bresciano Mario Loreni, pensava e sperava di offrire al pubblico una serata di ottima boxe. Non è stato così e le cause sono diverse, a cominciare dal tappeto del ring, bagnato e scivoloso come una saponetta, a causa dell’umidità. Inutili i numerosi tentativi degli addetti che hanno tentato di asciugarlo. Purtroppo, neppure il resto del programma ha offerto il sorriso della soddisfazione. Partiamo dal tricolore dei gallo che l’inossidabile Vincenzo Picardi (4), 38 anni a ottobre, presentatosi con tanto di folta barba ha riportato a casa, superando dopo dieci round, non belli sul piano tecnico, ma combattuti dal primo all’ultimo minuto, di fronte all’altrettanto combattivo Cristian Zara (8-1), che ha cercato in ogni modo di superare la barriera difensiva, ma altrettanto attiva nelle repliche, del campione, che alla lunga, a giudizio dei tre giudici, ha fatto valere l’esperienza di tanti combattimenti sia nei dilettanti che nei tornei delle World Series, dove l’impronta del professionismo era più che evidente. Match intenso, con riprese difficili da valutare, quindi molto soggettive. I tre giudici hanno ritenuto che Picardi meritasse la vittoria in modo chiaro anche se di misura (96-94, 96-94 e 97-93 decisamente esagerato). Il percorso agonistico, come ho detto, ha avuto purtroppo un protagonista indesiderato: il ring scivoloso ha condizionato entrambi i pugili che si ritrovavano spesso con le ginocchia sul tappeto, spezzando le azioni sia offensive che in difesa. Verdetto accettabile, anche se il pari non avrebbe scandalizzato nessuno.

Sul fronte di Cristian Zara c’è parecchia delusione ed è comprensibile. L’accademia Boxe Torrese sotto la spinta di Giuseppe Schibeci, aveva fatto un grosso sacrificio finanziario per portare la sfida nel territorio dello sfidante e pensava che il proprio pugile avesse le carte in regola per vincere. “Ascoltavo i punteggi – confessa lo sfidante – e pensavo fossero a mio favore. Quando l’annunciatore ha detto….e si conferma campione, mi è caduto il mondo addosso. Anche all’angolo a partire dal mio maestro Giuseppe Schibeci erano convinti della mia vittoria. Non ci ho dormito tutta la notte. Una delusione crudele. Il pugile, come tutti gli atleti se vinci o se perdi lo senti ed io resto della convinzione di aver vinto. Una cosa mi ha danneggiato e non poco: appena mi muovevo scivolavo e perdevo l’equilibrio. Per un pugile come me, che fa della mobilità la sua arma migliore è stato un handicap pesante. Comunque non mi arrendo certo. Anche se col mio procuratore Mario Loreni guardiamo anche all’Unione Europea, il tricolore lo voglio vincere. Pronto ad incontrare qualsiasi cosfidante, da Conselmo a Grande o chiunque altro, compreso Picardi. Ritendo un traguardo solo rimandato”.

Sull’altra sponda, dopo la sorpresa iniziale, non nascosta dallo stesso campione, gioia notevole per il vecchio leone napoletano, che nonostante la lunga attività e gli anni, è stato riconosciuto superiore. Un vero fenomeno a livello di longevità, giustamente definito il soldatino di bronzo, per aver vinto medaglie di questo metallo sia ai Giochi che ai mondiali e agli europei, l’aver disputato in maglietta un centinaio di match, quasi tutti in nazionale, lungo un percorso iniziato agli albori del 2000, prendendo parte nel 2005, ai mondiali in Cina, che fecero conoscere le potenzialità dell’Italia, restando titolare fino al 2015 in occasione del torneo iridato di Doha nell’Emirato del Qatar. Presente nel 2013 ad Almaty nel Kazakistan, in precedenza ha preso parte alle rassegne iridate nel 2007 a Chicago dove conquista il bronzo e nel 2009 a Milano. Onore al campione, che si è presentato in ottima forma e adesso giustamente intende bussare ai piani più alti, quelli europei. “Sapevo che sarebbe stata una battaglia dura e mi ero preparato al meglio. Mio padre aveva studiato bene Zara e sapeva esattamente come dovevo replicare ai suoi attacchi. In palestra abbiamo provato e riprovato questa tattica che si è rivelata vincente. Adesso mi sembra giusto fare un pensiero all’Unione Europea, anche perché non sono più un giovincello. Al momento non sono in classifica per il mio scarso record di soli 4 incontri, ma dovremmo far presente che sono il campione nazionale. E, nonostante l’età, mi sento in grande forma”.

Se, come ha fatto intendere, Picardi lascia la cintura tricolore, per Zara si affaccia la possibilità di un secondo tentativo, a tempi brevi. Al momento Alessio Lorusso (15-4-2) è interessato ad una cintura internazionale per il prossimo settembre a Milano. Restano Gianluca Conselmo (6-2) già battuto da Picardi e Claudio Grande (5) che sono alla sua portata. Escluderei Alex Ferramosca (3-1), 38 anni, fermo da tempo e ancor più Pio Netturo (7-16-1) di 35 anni. Si tratta per l’isolano di avere pazienza e presto potrebbe centrare il bersaglio tricolore.

Serata lampo, con due dei tre incontri in cartellone finiti i pochi round. Non solo, nei supermedi l’allievo del maestro Paolo Pesci, il tecnico del Gym Due Torri di Bologna, ha portato come avversario del toscano Leonardo Balli (3-1-1), che aveva bene impressionato nella riunione di Brescia dello scorso maggio, il cubano di nascita Daniel Evaristo Quiroz Muno (2-1), 26 anni, residente a Bologna da dieci anni. Match durato meno di un round, con Balli irrimediabilmente out, dopo due atterramenti sul sinistro del cubano. Risultato a sorpresa per i presenti ma non per Pesci, che ben conosce questo giovanotto: “Daniel è venuto in palestra a vent’anni, ha disputato una ventina di match da dilettante e nel 2019 è passato professionista, debuttando contro il siciliano Gianluca Pappalardo (8-1) che ha vinto il torneo della FPI superando in finale l’allora imbattuto Giovanni Rossetti, indicato come il miglior giovane nei medi. Daniel è un talento incredibile, il problema è che il primo a non saperlo è lui, che fa pugilato come diversivo, dando l’assoluta precedenza alle gioie della vita, in particolare il ballo e le ragazze. Per il resto è un’ottima persona, lavora viene in palestra, ma senza esagerare. Noi siamo arrivati a Stintino per vincere e così è stato. Potrebbe diventare italiano, ma al momento non è interessato. Il giorno che capirà quanto potrebbe offrirgli la boxe, forse avremo un medio con in controfiocchi”.

Il superwelter sardo Luigi Francesco Zito (1-1-2), 25 anni, reduce dalla sconfitta subita a Civitavecchia lo scorso maggio, contro l’imbattuto abruzzese Stefano Ramundo (6), è entrato in rotta di collisione col non più verde bresciano di colore Michael Mendy (2-2-1) 35 anni, dalla struttura muscolare possente, che ha cercato subito lo scambio corto, incocciando nel secondo round la testa del rivale con conseguente ferita alla palpebra dell’occhio sinistro di Zito. Il medico constatava l’impossibilità di poter proseguire e veniva decretato il pari tecnico, come da regolamento. Durava tutte le sei riprese previste la sfida nei supermedi tra il sardo Andrea Aroni (4-1) e l’inossidabile beneventano Giuseppe Rauseo (2-63-5) che nonostante 41 anni suonati e la quasi decennale attività nel ruolo di collaudatore, fa sempre il minimo sindacale per l’ennesima dignitosa sconfitta. Così è stato contro Aroni, che ha tenuto l’iniziativa e la vittoria senza problemi.

Di Alfredo

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