di Giuliano Orlando

MANCHESTER. Che il clan italiano avesse recepito l’arrivo della beffa mondiale lo si è capito all’annuncio del verdetto. Accolto col sorriso della rassegnazione, offrendo un esempio di grande sportività, anche se consapevoli di aver subito una beffa, espressa da una ‘split decision’ da brividi. Il giudice inglese Steve Gray (112-116) e il barbuto canadese Benoit Roussel (111-117) smentivano il polacco Pawel Karkdyni (116-112) che aveva indicato Magnesi chiaro vincitore. Quando il divario tra due giudici arriva a 10 punti, significa che entrambi sono andati in tilt, più o meno volutamente. Purtroppo in Inghilterra battere i pugili di casa è impresa quasi disperata non da oggi. L’oro di Joshua a spese di Cammarelle ai Giochi di Londra 2012, fu il capolavoro della Match Room di Eddie Hearn, che aveva opzionato il gigante inglese e doveva presentarlo da campione olimpico. Il match di Manchester si è snodato per dodici round in modo ripetitivo, le varianti riguardavano come e quanto Magnesi riusciva a divincolarsi dagli abbracci di Cacace, partito meglio, avvalendosi dell’allungo. Per tre round ha tenuto Magnesi lontano, poi il romano ha rotto la diga difensiva e ha iniziato e tenere l’iniziativa. I suoi pugni risultavano più efficaci, mentre Cacace replicava con colpi leggeri. La parte centrale andava di diritto al campione, quella finale si equilibrava. Personalmente, avevo un punto per Magnesi, cercando di essere più “inglese” possibile. Dove, i due giudici abbiano trovato questo dominio ha solo una risposta ed è quella della valutazione casalinga ad oltranza, aiutata dall’arbitro che scandalosamente non ha mai richiamato Cacace, una vera piovra. Così Michael Magnesi ha lasciato ad Anthony Cacace il mondiale IBO superpiuma, dopo dodici round intensi ma di scarso livello tecnico, dominati dagli abbracci dell’inglese di origine napoletana da parte del padre, che ha potuto così gestire l’incontro con la colpevole complicità dell’arbitro inglese Michael Alexander, il vero responsabile del successo di Cacace. Dire che Magnesi non ha saputo esprimere la sua boxe impostata sullo scambio a corta distanza, è troppo facile. Chi ha visto il match trasmesso in diretta sull’emittente gratuita Mola tv, si è reso conto che era impresa decisamente difficile districarsi da un rivale che bloccava con tenute infinite ogni tentativo di dare inizio allo scambio. Per dodici round l’arbitro si è limitato a lasciar correre, offrendo all’inglese l’opportunità mondiale. Non so se nel contratto figura la rivincita e se così fosse, il procuratore Davide Buccioni che l’ha fatto arrivare fino al mondiale, dovrà compiere il miracolo di farlo combattere in Italia. L’altra ipotesi, forse quella che verrà scelta è puntare su altre sigle, dopo che Shakur Stevenson, il talento di Newark, ha lasciato vacanti le cinture WBC e WBO, per non aver raggiunto il peso contro il brasiliano Robson Conceicao, oro di Rio, battuto nettamente da Stevenson, perdendo l’opportunità iridata. Altra ipotesi salire nei leggeri, ma la scarsa statura di Magnesi potrebbe risultare un handicap da non sottovalutare. Nel cartellone inglese, la portoricana Amanda Serrano (43-2-1), tornata nei piuma ha difeso le quattro cinture (WBC, WBO, IBO e IBF) contro la danese Sarah Mahfoud (11-1), che alterna danza e pugilato. Per la Serrano una seduta di allenamento, ben pagata sui 10 round, dando alla Mahfoud la soddisfazione di arrivare ai punti. Il clou riservato alla sfida tra i massimi, l’inglese Joe Joyce (15), argento a Rio, 37 anni, portati benissimo e il neozelandese, di origini samoane, Joseph Parker (30-3), ex iridato WBO, una sfida iridata perduta contro Anthony Joshua, 32 anni portati non troppo bene, in palio l’Interim WBO vacante. A Manchester ha mostrato qualche sprazzo di una buona base tecnica, troppo poco per tenere il passo di Joe che non è un fenomeno, rigido ma resistente e continuo e quel che conta fa male e non poco. Per otto round su dieci ha dettato il ritmo dello scambio, assorbendo disinvoltamente i destri volanti di Parker. Nel penultimo round Joe ha aumentato l’offensiva e un gancio sinistro alla tempia di Parker, ha chiuso il conto. Al momento dello stop, l’inglese era avanti nettamente. Chiariamo che i due sono distanti e non poco da Usik, Fury e Joshua. In tema di massimi, a giorni verrà comunicato se la sfida tra Fury e Joshua, WBC del primo in palio, prevista per il 3 dicembre a Cardiff, avrà luogo o meno. A Ludwigshafen in Germania, impresa del nostro Felice Moncelli, rigenerato dopo che il maestro Simone D’Alessandri lo ha preparato, ottenendo una vittoria importante e titolata. Ha messo KOT il locale Ahmad Ali (17-1-), che lo scorso maggio lo aveva ingiustamente battuto ai punti. Per evitare la ripetizione del furto, Moncelli ha chiuso la partita al settimo round, conquistando il titolo europeo IBF superwelter.  Il 28 ottobre l’Atlantico live di Roma serata di boxe, targata OPI 82 e Top Rank, in programma otto match e tre con titoli in palio. Main Event per Guido the Gladiator Vianello che sfida lo scozzese Jay McFarlane sulle otto riprese. Nei superwelter Francesco Russo e Francesco Sarchioto per il tricolore vacante. Stephanie Silva difende l’europeo supermosca con la polacca Ewalina Pekalska. Il Superwelter Mirko Natalizi difende il WBC Silver Int. col britannico Tony Dixon. Nei superleggeri Armando Casamonica e Mauro Loli nella semifinale del Trofeo Cinture FPI 2022. Sul ring anche i medi Mario Manfredi e Francesco Faraoni.                                                                                                                                                                       

Di Alfredo

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