di Giuliano Orlando

LONDRA. Claressa Shields (13) dopo dieci anni di attesa si è presa la rivincita sull’inglese Savannah Marshall (12-1). Rivincita con gli interessi, visto che l’ha privata dell’unica cintura che deteneva (WBO) affiancandola alle tre (WBC, WBA e IBF) già in suo possesso. La sfida disputata alla O2 Arena di Londra, organizzata dal trio Mick Hennessy, Dmitriy Salita e Benjamin Shalom, è stata una battaglia di quelle toste. Entrambe sapevano quanto si giocavano e quindi hanno offerto il meglio. Dieci round di fuoco, con l’americana partita meglio, più mobile e veloce, nonostante la differente struttura a tutto vantaggio dell’inglese, fisico da mediomassimo, mentre la Shields è una superwelter, salita nei medi, categoria meglio remunerata. Shields subito nell’atmosfera della sfida, ha saputo far meglio nelle prime quattro riprese. Dalla quinta, finita pari, la Marshall ha spinto a tutto spiano, sparando montanti e diretti a grande velocità. Non che Claressa stesse ad osservare, ma tra il dare e il subire la beniamina del pubblico londinese mostrava qualcosa in più. Nell’ottava parziale recupero per la Shields, la nona era dell’inglese, mentre l’ultima vedeva l’americana capace di trovare energie incredibili per finire il round all’attacco. Giudici d’accordo (97-93, 97-93, 96-94) tutti per la Shields. A fine match, la vincitrice non tratteneva la grande soddisfazione per il successo, rideva e piangeva, saltellava e girava attorno al ring, mostrando le quattro cinture col pubblico che non poteva evitare di applaudire. La stessa Marshall rendeva omaggio alla sua vincitrice riconoscendone la superiorità, sia pure contenuta. Non abbiamo informazioni sull’eventuale rivincita, che non sarebbe da scartare, sempre in Inghilterra. Ora la Shields anche nei numeri ha cancellato l’unica macchia di una carriera  iniziata prestissimo. La ragazza nata a Flint nel Michigan (Usa) il 17 marzo 1995, sale sul ring la prima volta a 15 anni, il 18 giugno 2010 concedendo a Diana Torres, 1’22” prima di finire KO, per il titolo USA jr. Brucia le tappe: nel 2011 vince quello assoluto USA e l’anno dopo i Panamericani, quindi i trials qualificandosi per i Giochi di Londra. Prima di disputare le olimpiadi, prende parte ai mondiali assoluti, fissati in Cina a Qinhuangdao, nel mese di maggio, dove viene sconfitta (14-8) ai sedicesimi dall’inglese Savanna Marshall, quattro anni più anziana, che vince il titolo nei 75 kg., migliorando l’argento del 2010 alle Barbados, quando cedette in finale ad Andrecia Wasson (USA), che la Shields batterà diverse volte. A distanza di tre mesi, conquista l’oro olimpico a Londra, che bisserà quattro anni dopo a Rio de Janeiro. Nel 2013 vince l’iride youth ad Albena in Bulgaria, a cui seguirono altri due mondiali assoluti (2014-2016). Quando debutta al professionismo il 10 marzo 2016, alla soglia dei 21 anni, si lascia alle spalle un record di 64 vittorie e una sola sconfitta. Da quell’avvio, la Shields è l’unica e la più giovane donna ad aver conquistato cinture mondiali in tre differenti categorie: superwelter, medi e supermedi, a 24 anni e dopo soli 10 incontri.                        

Per contro la Marshall, dopo l’argento 2010 e l’oro 2012, raccolse solo un bronzo iridato nel 2016, battuta in semifinale dall’olandese Fontijn la sua bestia nera, che l’eliminò ai Giochi di Rio 2016, mentre a Londra 2012 venne fermata dalla kazaka Volnova, che la Shields elimina in semifinale, mentre in finale ha la meglio sulla russa Torlpova, a sua volta nata in Kazakistan. L’inglese passa pro il 26 agosto 2017 a 26 anni, con un record in maglietta di 61 vittorie e 16 sconfitte. Il 31 ottobre 2020 sul ring di Wembley, batte la scozzese Hanna Rankin (12-6) KO al settimo round, impossessandosi della cintura WBO vacante dei medi. Prima di lasciarla alla Shields l’aveva difesa tre volte, vincendo sempre prima del limite. La serata, tutta al femminile, ha visto la vittoria (split decision) di Alycia Baumgardner (13-1) sulla connazionale Mikaela Mayer (17-1), verdetto fischiato dal pubblico e rifiutato dalla Mayer che non si è neppure presentata alla conferenza stampa del dopo match. In effetti il verdetto di parità avrebbe accontentato entrambe, oltre che essere il più equo. La vittoria consente alla più giovane Baumgardner,.28 anni di Detroit, contro i 32 della Mayer di Colorado Springs, di unire ai due che deteneva (IBO e WBC) quelli IBF e WBO, ceduti forzatamente dalla sconfitta. Sul piano tecnico la vincitrice ha più soluzioni e una mobilità superiore, per contro la Mayer, molto ripetitiva ma veloce e precisa, punta sui colpi lunghi e spesso è andata a segno. La vincitrice di colore, presentatasi sul ring con un abbigliamento inusitato, invece dei classici calzoncini ha scelto uno slip di dimensioni ridotte, poco più di un tanga, coperto parzialmente dalle stole usate dai legionari romani.  Nei fatti le ha portato fortuna, visto che due giudici l’hanno vista vincitrice. Quasi certa la rivincita. I punteggi lasciano capire l’incertezza della sfida. I due favorevoli (96-95) si scontravano col 97-93 per la Mayer.  Nei leggeri Caroline Dubois (4) sorellina del campione mondiale WBA dei massimi, Daniel, ha battuto la bulgara Milena Koleva (10-15-1) fermata al quinto round, dopo un conteggio in quello precedente. Vittoria facile per la gallese Lauren Price (2) 28 anni, oro a Tokyo, lunghissima carriera dilettantistica iniziata nel 2011, combattendo spesso nei medi. Europea 2019 a Madrid, vincitrice al Commonwealth 2018. La sua avversaria, peso welter, la magiara Timea Belik (6-7), 30 anni, , si è arresa al quarto round. Debutto per Karris Artingstall (1) bronzo a Tokyo, argento europeo 2019, battuta nei 57 da Irma Testa, che ha vinto ai punto contro la francese Marina Sakharov (5-17-2), in serie negativa da dieci match. Dopo una lunga carriera nelle dilettanti, iniziata nel 2010, nel corso della quale si è anche laureata, presente ai Giochi di Tokyo con scarsa fortuna, la texana Virginia Fuchs (2), 34 anni, tenta la fortuna nei pesi mosca da pro. Ha vinto il secondo match sulla inglese Gemma Ruegg (5-5) di 37 anni, sui sei round.

Alla Rod Laver Arena di Melbourne, in Australia, il numeroso pubblico accorso per sostenere il proprio beniamino George Kambosos Jr. (20-2) di origini greche, che tentava di prendersi la rivincita e le cinture (IBF, WBA e WBO) perdute il  5 giugno scorso sempre a Melbourne, conquistate il 27 novembre 2021 a grande sorpresa a spese di Teofimo Lopez  (17-1) il campione nato a New York, che sembrava imbattibile. Raggiunto l’importante traguardo, si è lasciato ingolosire dall’ultima cintura mancante (WBC), in possesso di Devin Haney (23), allenato dal padre Bill e da Eddie Hearn, ovvero la Match Room. Il promoter inglese ci aveva visto giusto, ritenendo l’australiano inferiore al suo protetto, accettando la trasferta per un cospicuo ingaggio. Il risultato del 5 giugno scorso conferma la previsione di Hearn e Haney torna nella sua Las Vegas con quattro cinture, un incremento sul conto in banca. La sconfitta subita da Kambosos, rivista e rivista al rallenty, traendone il convincimento che nella rivincita le cose potevano cambiare e le cinture tornare nell’alveo dell’australiano. Nuova offerta di Bob Arum e Lou Di Bella, il gruppo di George e riposta affermativa del team di Haney. I fatti, ovvero il risultato della rivincita ha ulteriormente confermato la superiorità di giovanotto del Nevada. Il match è stato a senso unico, Haney l’ha comandato con un sinistro perfetto e il destro al momento opportuno. Per lo sfidante qualche fiammata e nulla più. La boxe è matematica, i pugni hanno disegni geometrici e quando li esegui perfettamente, i conti tornano. Un match monotematico, ma tutto dalla parte del campione. L’unico pari è stato quello delle ferite, visto che le hanno subite entrambi. Alla fine i numeri erano impietosi, tutti a favore di Haney: 119-109, 118-110, 118-110. A questo punto, sotto a chi tocca, ma trovare sfidanti tanto generosi non sarà facile, vista la superiorità del campione di Las Vegas.

Di Alfredo

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