Ha un fisico slanciato che si avvicina all’ 1,80 m., ma non è una modella o un’attrice, e bypassando gli stereotipi di turno la vedi tranquillamente salire sul ring, perché la sua vita è la boxe. Avvicinata per un’intervista parla con un italiano sfumato da una cadenza americana, che tradisce le sue origini newyorkesi. Parliamo di Laura Passatore, 25 anni, residente a Cambiano, piccolo Comune a due passi da Torino. La ragazza ha un buon record composto da 45 match (+ 21, = 3, – 21) e il fiore all’occhiello di due Campionati Universitari vinti. Combatte nei 64 kg., una categoria di ferro governata da Annunziata Patti e Sara Corazza; verrebbe voglia di dire per ora, perché Laura è una battagliera che non molla mai e attende il suo turno allenandosi alla All Boxing Team con Dino Orso, un maestro abituato a sfornare campioni.

 

Ci incuriosisce il suo inizio nel mondo dei guantoni…

Il mio incontro con questo sport è avvenuto per un motivo molto particolare, la perdita improvvisa di mio padre, mi aveva segnata profondamente. Ero una ragazzina, 16 anni, molto arrabbiata per quello che mi era accaduto. Il destino mi aveva portato via inaspettatamente il papà, avevo un dolore e una rabbia da dover canalizzare, sfogare in qualche modo. E proprio in quel periodo il mio ex allenatore mi ha guidato in questo sport, mi ha aiutato a superare quegli anni.

 

Il tuo impatto…

Semplicemente per sfogo, non avevo nessuna conoscenza del pugilato, di nessun tipo. Nessuno dei miei familiari lo aveva mai praticato. Io arrivavo dal basket. Ci sono stati anni che avevo smesso con lo sport un po’ demotivata e depressa per la perdita del genitore. Poi come penso succeda a molte persone sono stata attratta dal fascino che esercita la boxe, la voglia di confrontarsi con i propri limiti, le paure, le avversarie.

 

In pratica l’hai trovata aderente al tuo carattere…

Molto! Quasi appagante.

 

Tu hai un bambino?

Si ho avuto un figlio quando avevo 19 anni e adesso ha 5 anni. Lo porto spesso con me in palestra, era venuto anche agli Assoluti di Barge nel 2010. Lui mi segue moltissimo e dice sempre quando sto sul ring “mamma sei forte”. E’ affascinato da questo mondo, si può dire che è già un appassionato, essendo figlio di due pugili.

 

Che cosa fai nella vita?

Io sono una massaggiatrice sportiva come mestiere e dopo svariati tentativi sono riuscita finalmente a realizzare il sogno della mia vita, entrando nella Facoltà di Fisioterapia, cosa non facile per i posti limitati. Voglio continuare a lavorare nello sport una volta che deciderò di smettere con l’agonismo.

 

Cosa fai nel tempo libero?

Tempo libero è una parola magica che non conosco. Qualche volta vado al cinema. Sono una romanticona, mi piacciono film introspettivi, d’amore, strappalacrime.

 

Una sorpresa per chi ti vede battagliera sul ring…

Bisogna essere sfaccettati nella vita. Un cuore tenero e una corazza esterna forte.

 

Riesci a valutarti tecnicamente?

Io sul ring sono una testona che non ascolta il maestro. Mi lascio prendere dalla foga. Sono una longilinea però voglio menare, menare, fare a botte invece di sfruttare la mia altezza e usare il cervello.

 

Il tuo colore preferito?

Il viola e il nero. Non so il perché: i miei vestiti sono neri, le pareti della mia casa sono viola, perché mi danno allegria.

 

Secondo te sul ring cosa è più importante: la forma fisica o la psicologia?

Senz’altro la psicologia ed è la cosa che mi manca. Sono fortunata ad essere nata con un fisico sportivo, perché io non ho mai fatto pesi ed altro. A 10 anni ero già alta 1,75. Sul ring purtroppo non riesco a mantenere la lucidità. Penso che siano stati i dispiaceri della vita e forse le preoccupazioni mi annebbiano un po’ quando sto la sopra. Dovrei avere due round in più. Nella prima e seconda ripresa in pratica “dormo” e l’allenatore dovrebbe darmi due schiaffi prima di salire sul ring. Il cervello non riesce ad attivarsi. Alla terza e quarta ripresa le cose cominciano a funzionare ed entro nella dinamica del match. In pratica mi sento pronta quando scendo dal ring e farei volentieri altri due round. Devo lavorare su questo, che è la mia lacuna più grande.

 

Se tuo figlio volesse fare il pugilato, lo accetteresti considerando anche il lato economico?

Se vuole sì. La boxe è una disciplina con dei bei valori e ti forgia il carattere. A me che non si guadagni interessa fino a un certo punto. Sono più attaccata alla morale, all’etica. L’unico sport che vieterei a mio figlio è il calcio, forse sono una sciocca perché è quello che rende di più. Preferisco che mio figlio cresca bene in un ambiente sano e con dei valori, come la boxe, anche se viene un po’ sporcata dall’esterno.

(Al. Br.)

Di Alfredo

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