di Giuliano Orlando

C’è sempre un perché nei risultati sportivi. Quello derivato dalla sconfitta di Devis Boschiero a Calais contro il beniamino di casa Romain Jacob parte da lontano. Dopo la prima sconfitta immeritata, la OPI2000 di Salvatore Cherchi ha fatto fuoco e fiamme, dimostrando che i giudici erano stati di parte, succubi dell’ambiente. Ottenuta soddisfazione, si erano dati da fare al punto di vincere l’asta per far disputare il match in Italia. Erano iniziati i contatti per trovare l’aggancio nel Veneto, possibilmente a casa dello sfidante padovano. Improvvisa la rottura col maestro Gino Freo, che lo ha scoperto a 15 anni e fatto crescere fino all’europeo, passando dal periodo dilettantistico, dove ha vinto ben quattro titoli italiani (2000-2001-2002-2003) vestendo la maglia azzurra, senza mai riuscire a decollare come i suoi mezzi tecnici e atletici faceva pensare. Il motivo principale me lo spiega proprio Freo, che di Devis ne conosce pregi e limiti: “Il ragazzo ha talento da vendere, purtroppo è insicuro per carattere. Deve essere spronato da qualcuno in cui ha fiducia. La dimostrazione fin nei dilettanti, dominatore in Italia, male nelle trasferte con la nazionale dove combatteva senza lo sprint del vincente. L’ho sempre trattato come un figlio, perché tale lo ritengo. Non è stato fortunato, proprio per questa sua debolezza che lo rende succube di chi ha più personalità, anche quando ha imboccato strade sbagliate. Purtroppo tutto ha un limite e quando la misura è colma uno chiude. Così è stato in occasione della rivincita con Jacob. Non esistevano le condizioni per poterlo allenare nel modo giusto. Ognuno per la propria strada, anche se dentro di me c’era un gran dolore. I fatti purtroppo hanno dimostrato questa verità. E’ la prima volta che Devis perde giustamente un match. In passato le due sconfitte furono furti ai suoi danni. Mi auguro che il ragazzo capisca l’errore e perché ho preso la decisione di chiudere la palestra. Bastava che mi telefonasse e avremmo risolto la situazione. Il risultato di Calais dovrebbe farlo riflettere”. La rottura creava un vuoto anche organizzativo è il match trasmigrava in Francia, in casa del campione.  Cosa è successo a Calais? Jaocob ha imposto la sua boxe d’attacco e Boschiero l’ha subita mancando quella lucidità tattica che era nelle sue corde. Invece di usare il sinistro che gli avrebbe aperto la strada per accorciare la distanza, si è incaponito a cercare il colpo duro isolato, facendo il gioco del francese, che non è certo un pinco pallino, tra l’altro migliorato dall’ultima volta.                                                                                                                                    

Ci sarebbe voluto all’angolo la persona capace di farlo ragionare nel modo giusto. I consigli di Orlando Soto, grande ex pugile e quotato maestro, oltre a quelli dei Cherchi erano giusti, ma l’allievo non li recepiva. Tra l’altro, alla vigilia, mi è sembrata ingenerosa la frase di Boschiero nei riguardi del maestro: “Si intrometteva in  ogni mia decisione”. Dimenticando che quando tutti lo avevano isolato, l’unico a stargli vicino è stato Freo. Intendiamoci, Boschiero può dire ancora la sua, anche se ha 33 anni e una carriera abbastanza impegnativa alle spalle. Occorre dire che non è stato neppure fortunato. A Tokyo aveva battuto il campione del mondo Ao nel 2011, come Jacob la prima volta. Questo pesa. Stavolta gli è mancata quella convinzione che avrebbe potuto premiarlo, visto che due giudici lo hanno visto sconfitto per due punti, mentre il croato ne aveva cinque a conferma che l’ambiente guida il cartellino, mostrando un servilismo che l’EBU ignora. Salvatore Cherchi era abbastanza arrabbiato per un motivo semplice: “Mentre il francese ha finito esausto, Devis aveva ancora energie per disputare altre cinque round. Meglio se le avesse spese per picchiare con giudizio un avversario alla sua portata. Il disappunto è che ha perduto una grande occasione, anche se staremo accanto al pugile per offrirgli altre possibilità. Ha i mezzi per tornare al vertice europeo e magari tentare qualcosa di meglio. Con mio figlio Cristian prepareremo un programma per un pronto recupero. Con la speranza che metta a frutto l’esperienza acquisita”.                                                                                                                                                                   

Di Alfredo