di Leandro Spadari

Nella brochure illustrativa predisposta dalla MEDUSA Film, casa distributrice della pellicola  NEVER BACK DOWN (Mai arrendersi) nelle sale cinematografiche da venerdì 28 novembre, si legge che le MMA (Arti Marziali Miste) – ovvero l’insieme di brasilian ju-jitsu, muhay-thai, karate, lotta, judo, boxe ed altro – rappresentano soprattutto negli USA lo sport del momento, capace di infiammare masse di giovani tanto da attirare l’attenzione di illustri riviste quali Sports Illustrated, ESPN The Magazine ed altre prestigiose testate sportive ionternazionali. Tre milioni i siti internet dedicati, senza citare i record di audience registrati sulle pay-per-view intorno al mondo, mentre il recente acquisto del Japanese pride Fighting Chanpionships da parte dell’Ultimate Fighting Championship ha dato vita ad un autentico colosso del mercato.
La storia è sostanzialmente la riproposizione, aggiornata “in chiave MMA”, della trama di film quali Karate Kid e Il ragazzo dal kimono d’oro. Anche in NEVER BACK DOWN la vicenda è centrata sul protagonista Jake Tyler (Sean Faris), ragazzo dal carattere difficile, alquanto violento ed irriducibile, ma animato da grande volontà e cuore, tormentato dal recente ricordo della morte del padre per un incidente automobilistico, causato dal suo stato d’ebbrezza (Jake, uscito indenne dall’incidente, si rimproverera’ di non essere stato capace di impedire al padre di mettersi alla guida). Il nostro si trasferisce con la famiglia in Florida, nella sontuosa Orlando, e qui frequenta un nuovo liceo: l’impatto iniziale con la nuova realtà non è tra i migliori, Jake si sente estraneo ai modi di quella “gioventù dorata” e rimane piuttosto isolato, finchè tra la massa degli studenti non inizia a circolare la registrazione su You Tube di un incontro di football conclusosi con una rissa particolarmente violenta, protagonista proprio lui…Jake incontra Baja (Amber Heard) ragazza bella e seducente, conscia del fascino che suscita nelle persone attorno a lei, che lo convince a partecipare ad un party in una villa durante il quale viene coinvolto in un combattimento con il bullo Ryan McCarthy (Cam Gigandet) subendo una dura punizione. Nel comprensibile desiderio di prendersi una rivincita, il protagonista della storia incontra le MMA nella persona di un maestro tutto d’un pezzo, Jean Roqua (Djimon Hounsou) che attraverso un duro allenamento, ben evidenziato dalle riprese filmiche, scontri oltre che fisici anche verbali tra maestro ed allievo, lo condurrà sino allo spettacolare redde rationem finale.

E proprio gli aspetti sia fisici che emotivi contenuti nella trama – la lotta che un giovane deve ingaggiare soprattutto con se stesso per riappacificarsi con il suo passato, mentre le scene di combattimeno accompagnano lo sviluppo del rapporto, spesso conflittuale, tra maestro ed allievo  – hanno attirato il giovane regista Jeff Wadlow che in un’intervista ha detto:” Ciò di cui ha più bisogno Jake è una forte figura paterna che gli insegni le lezioni della vita. Tutti dobbiamo affrontare situazioni difficili in cui è facile perdersi e lasciarsi andare, ma la cosa più importante in quei momenti è dare il massimo per portarsi sulla giusta via. Jake comprende questa lezione dal suo maestro di MMA e sono convinto che vederlo crescere emotivamente mentre cambia il suo corpo, potrebbe essere davvero avvincente e irresistibile Il secondo motivo che mi ha spinto verso questo progetto è stata l’opportunità di filmare scene di combattimento in un modo che non era stato mai fatto prima d’ora…le MMA sono state già oggetto di alcuni film ma nessuno di essi è stato in grado di farlo in modo tale da trasporre gli spettatori direttamente “dentro” un combattimento.” Aggiunge Sean Faris:” Il film non è un invito alla violenza indiscriminata, c’è un’importante lezione che apprende il mio personaggio.All’inizio della narrazione è sopraffatto dall’odio e dalla rabbia e non a caso cerca di distruggere tutte quelle cose che lo rendono insicuro. Procedendo nel suo cammino Jake acquisisce sempre maggior controllo e vuole approfondire ogni aspetto del suo allenamento, grazie al quale riesce a metabolizzare la sua frustrazione e si convince che può diventare una persona migliore. Il combattimento in sè non gli interessa più, questa è la cosa importante che impara.”
Nulla da eccepire sulle scene di combattimento, curate da due personaggi quali Jonathan Eusebio (tra i cui lavori figurano 300, Pirati dei Caraibi, Ai confini del mondo, Shooter e Collateral, e tanti altri film di successo) che ha studiato presso la rinomata Inosanto Academy, e Damon Caro, maestro e coreografo di lotta e coordinatore delle controfigure….scene effettivamente tra le più realistiche che ci sia stato dato di vedere, l’impressione è quella di trovarsi proprio là (avremmo da ridire sulla ridicolizzazione fatta della capoeira in una veloce scena in cui un praticante di tale arte dopo aver dato sfoggio di tutta una serie di abilità acrobatiche  a vuoto, va incontro al ko infertogli in un attimo, al primo colpo, dall’avversario di turno: francamente il regista poteva risparmiarsela e soprattutto risparmiarcela; ben altro trattamento l’ha riservato alla capoeira un film come The Protector, che pure non scherzava quanto a combattimenti reali!)
Quindi un film che si può andare tranquillamente a vedere, un film a volte anche brutale nel suo realismo, ma sincero: potremmo obiettare sull’uso per le MMA del termine martial arts, termine che richiama un’altra dimensione della pratica, volutamente estromessa dal racconto filmico, e preferiremmo parlare di total fight, di ultimate fight e via discorrendo… ma tant’è, godiamoci con questo film le MMA prendendole serenamente – senza attribuir loro o cercarvi altri significati – per quello che sono: la ricerca della perfezione e completezza tecnica in uno scontro che, a parte la vittoria ai punti, si conclude di norma con il ko o la sottomissione dell’altro in scontro duro e pericoloso, ma fondamentalmente leale e non privo di un suo fascino, tra due avversari.

Di Massimo

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