di Giuliano Orlando

SAVIGNANO SUL RUBICONE. Grande, grandissimo Matteo Signani (32-6-3) che a 43 anni suonati, è tornato sul trono europeo dei medi, fulminando con un gancio sinistro al mento, il francese Andersen Prestot (25-3) che l’aveva spodestato il 24 giugno scorso in Francia a Massy. In quell’occasione l’incontro ebbe termine al quinto round, col francese ferito, che il medico ritenne non in grado di proseguire. Il ricorso alla decisione tecnica, vide i tre giudici concordi nel ritenere in vantaggio netto il francese. A quel punto avvenne la bravata degli organizzatori che saltarono il controllo del doping. Il motivo non fu mai chiarito. I Cherchi, conoscendo la filosofia dell’EBU, ritennero che l’unica strada percorribile fosse la richiesta di una rivincita immediata. Ottenuta la quale, raggiunsero l’accordo a trattativa privata per disputare la sfida in Italia. L’altra sera sul ring amico di Savignano, in un Seven Sporting Club totalmente esaurito, il giaguaro romagnolo si è preso la rivincita sfilando la cintura al transalpino, che era partito alla grande, tenendo l’iniziativa, sfruttando il maggiore allungo e una struttura fisica che lo faceva apparire di una categoria superiore. Per contro Signani appariva stranamente lento e indeciso, facendosi anticipare dall’azione offensiva di Prestot, che al terzo round con un sinistro preciso al mento costringeva a vacillare l’italiano, facendo temere il peggio. Il pericolo svegliava Matteo, che capiva di dover cambiare tattica se voleva tornare campione. Concluso il terzo round all’attacco, iniziava la quarta tornata con altra grinta, passando sotto i colpi di Prescot che mostrava carenza difensiva a tutto vantaggio dell’italiano che accorciava sempre più la distanza. Al settimo tempo toccava la giusta misura per mettere a bersaglio il sinistro sulla schivata laterale e il rientro mortifero che coglieva il francese in leggera flessione, quindi andando incontro al gancio mancino. L’impatto spegneva le luci al campione, con effetto leggermente ritardato, scivolando al tappeto sulla schiena, senza più energie e lucidità. L’arbitro inglese all’otto, nonostante Prescot si fosse rialzato, capiva che sarebbe stato pericoloso per lui proseguire. Stesso parere del medico della serata, il professor Mario Sturla, accorso subito all’angolo dello sconfitto, per tenere sotto controllo la situazione. Impresa notevole quella di Signani, che si conferma il campione d’Europa italiano meno giovane, ma in una condizione di forma eccezionale. “Al momento dello stop, stavo entrando nella giusta carburazione. E’ vero sono partito abulico, non trovavo la giusta cattiveria, pensavo troppo e non prendevo l’iniziativa. Il colpo del terzo round, sentito ma complice anche la scivolata, ha avuto il poter di farmi capire che dovevo cambiare marcia. Noi della Guardia Costiera, che mi onoro di appartenere, non dobbiamo farci dire due volte lo stesso consiglio”. Infatti la risposta è stata quella giusta. La stessa combinazione a colpi invertiti, che spedì KO l’altro francese, il gigante buondo Maxime Beaussiere (29-3-1), il 10 ottobre 2020, sul ring di Caen, in Normandia, nel Nord Ovest della Francia. Gli organizzatori transalpini nell’occasione avevano scommesso non poco, sul pugile di casa, convinti che avrebbe potuto farcela, contando sulla differenza d’età, 41 anni il campione, 29 il francese, al secondo tentativo continentale (il primo fallito nei superwelter nel 2018, battuto dallo spagnolo Sergio Garcia). Conti sbagliati per merito di un Signani spietato, che gestì con lucidità e freddezza la sfida fin dai primi scambi, centrando il destro dal primo round, facendo la differenza. Anche Beaussiere aveva tentato di mettere la sfida sullo scambio corto, usando la testa come ariete, che l’arbitro belga Daniel Van de Wiele ignorava, confermandosi una sicurezza per i pugili di casa. Fu tutto inutile e Signani tornò a casa ancora campione. Stavolta i Cherchi hanno dato   al romagnolo l’opportunità di poter combattere davanti ai suoi tifosi e Signani li ha ripagati con gli interessi, presentandosi sul ring tirato a lucido. D’altronde, sulla professionalità del romagnolo non ci sono mai stati mai dubbi. Comunque è sorprendente che il pugile, passato professionista nel 2007 a 28 anni, come ha scalato i vertici nazionali. Tricolore nel gennaio 2010, a spese del campano Gaetano Nespro, prendendosi rivincita e tricolore, titolo che difendeva quattro volte, compresa la vittoria sul romano Giovanni De Carolis, arrivato poi al mondiale, facendolo contare al sesto tempo. Era il bolognese Simone Rotolo nel 2012 a scalzarlo, costringendolo all’unico KO al passivo in carriera, avvenuto all’ultimo tempo. L’anno dopo riconquistava la cintura ai danni di Tobia Loriga. Nel dicembre 2016, tenta la conquista dell’europeo, dopo aver centrato la cintura dell’Unione Europea nel 2014. Affronta il campione in carica Emanuele Blandamura a Colleferro (Roma) e lo impegna fino all’ultimo round, battuto per split decision. Dopo quella sconfitta si prende una pausa di riflessione, un solo match nel 2017, poi riprende nella stagione successiva, inanellando quattro successi, fino a quando la OPI 82, lo propone cosfidante al titolo continentale vacante, contro il pericoloso Gevor Khatchikian (29-3), armeno di nascita dove ha svolto l’attività dilettantistica, residente con la famiglia a Houtashat in Olanda, fin dal debutto nei pro. L’incontro sul quadrato di Trento, l’undici ottobre 2019, è molto equilibrato, tra due atleti abili sia in attacco che in difesa. Dopo dodici round intensi due giudici su tre, premiano il romagnolo che a 40 anni, centra la prestigiosa cintura. E già quello era un record, scavalcando Michele Palermo che fece scalpore, diventando europeo nel 1950 a 39 anni. Salvatore Cherchi, il patron della OPI 82, alla vigilia della sfida, mi aveva confermato la sua fiducia su Signani, che il ring ha espresso in toto. Dopo la vittoria, sempre Salvatore Cherchi aggiungeva: “Il francese è pericoloso se gli lasci l’iniziativa, ma è carente in difesa e lo ha dimostrato facendosi centrare dal perfetto gancio di Matteo, che senza essere un picchiatore, grazie alla precisione lascia in segno. Così ha fatto contro Beaussiere due anni fa in Francia e si è ripetuto davanti al suo pubblico. Merita i complimenti più sinceri. Vista la condizione, i 43 anni, sono solo il dato anagrafico e non quello atletico. Mi è piaciuto anche Lafemina, che ha ancora margini di miglioramento, ma già adesso può valere l’alta classifica europea”.

Dopo il preludio riservato ai dilettanti locali della Carabini, è salita sul ring, Diletta Cipollone, che nei dilettanti è stata campionessa italiana due volte e ha preso parte ai Mondiali nel 2016 in Kazkistan, oltre protagonista in vari tornei internazionali. Purtroppo una serie di incidenti sia alle mani che altro, le hanno bloccato una carriera decisamente importante. Essere risalita sul ring, dopo sei anni è stato un mezzo miracolo. Al debutto ha battuto nettamente la serba Marijana Dasovic, dominandola per tutte le sei riprese, offrendo una bella varietà di colpi, che lasciano presagire che ci vorranno pochi match per puntare al titolo dei supergallo. “Pensavo di essere più tesa, visto che risalivo sul ring dopo sei anni. Invece è stato tutto facile, ero felice di questa opportunità, mi veniva tutto facile, come se improvvisamente avessi ripreso il filo di un discorso che si era interrotto ma non concluso. Chiaro che l’avversaria non era un grande ostacolo, però mi ha aiutato a fare un bel match perché ha accettato lo scambio e ha tentato di replicare. Alla fine ero veramente felice e non vedo l’ora di risalire sul ring”.                                                                                                                                               Giovanni Sarchioto (5) 25 anni, di Anzio, prosegue nella striscia vincente, migliorando il rendimento ad ogni prova. Lo spagnolo José Lopez Clavero (16-19-1), pugile di Granada, nonostante i 38 anni, ha confermato di essere ancora rivale forte e orgoglioso. Tutto questo non è bastato a fermare l’avanzata del romano, che ripresa dopo ripresa ne ha rallentato le difese, offrendo una bella boxe e lo stop per ferita al settimo round, ha evitato all’ispano, altri pugni che potevano rivelarsi deleteri.                                                                                                                                  Nel sottoclou, il campano di Pagani, l’imbattuto campione italiano supergallo, Vincenzo La Femina (11), 25 anni, rinviata forzatamente la difesa contro il mancino cagliaritano Matteo Lecca (10-2), infortunatosi in allenamento, ha incrociato i guantoni col coetaneo venezuelano residente in Spagna Hector Betancourt (14-5) sui dieci round. Il match è stato spettacolare e intenso, anche se a senso unico, come specchiano i giudici, che hanno segnato 100-90 in due e il terzo 99-91, a significare che da una parte c’era Lafemina che colpiva e dall’altra Betancourt che incassava. Questo per dieci round in copia carbone, il rapporto dei pugni era di 10 a 1. Il campano deve ancora perfezionare il montante, che non gira a dovere, ma il ritmo che impone è decisamente impressionante. Inoltre dare continuità per dieci round, significa che era preparato a dovere per difendere il titolo. Per quanto riguarda il venezolano, dopo questa indigestione di pugni, pensiamo che per digerirli sarebbe il caso di prendersi un lungo riposo.

Di Alfredo

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