Andrea Bacci, 41 anni, la passione per la boxe ce l’ha da tempo e la coltiva. Laureato in Scienze Politiche ha dimostrato di avere doti di scrittore non comuni unite a quelle di ricercatore, di chi scava dentro il personaggio. Di libri ne ha scritti vari rivolgendosi soprattutto a personaggi dello sport. Quest’anno è uscito il suo terzo libro sulla boxe intitolato senza molti fronzoli “Essere Mike Tyson” per la Limina Edizioni. Parla di un campione forse tra i più discussi dell’ultimo ventennio. Ne traccia una biografia dettagliata ponendo spesso il lettore di fronte ad un dilemma. Il più grande di tutti o solo il campione in un periodo di pugili mediocri? Carnefice o vittima?

L’eco delle sue imprese, positive o negative non si è ancora spento. Pensiamo di sapere tutto su di lui, ma Bacci con abilità ci fa capire che c’è ancora molto da scoprire su questo personaggio. Nasce e passa la sua infanzia in una casa popolare di Brooklyn. La madre si chiama Lorna Smith ed ha due altri figli. Prende il cognome di Percel Tyson, uno dei tanti compagni di Lorna che scaccia i suoi pensieri con l’alcol. La strada è il suo regno e i compagni lo chiamano Fatina per la sua passione per i piccioni. Un giorno qualcuno ha la cattiva idea di maltrattare davanti a lui un volatile e si ritrova per terra distrutto da una furia umana. Da quel momento viene rispettato e temuto; è ancora un ragazzo ma ha un fisico robustissimo. Diventa insieme ad una banda di giovani il terrore della zona. Viene arrestato in continuazione e a 13 anni nel 1979 si ritrova in una sorta di Collegio chiamato “Scuola di ragazzi”, ma è un riformatorio camuffato. Qui c’è un collaboratore di nome Bobby Steward, che insegna la boxe soprattutto ai soggetti più difficili. Quando vede all’opera Tyson capisce di avere in mano un diamante grezzo. Steward porta il giovane a Catskill dove da tempo si è ritirato Cus D’Amato, grande manager, che gestisce una palestra insieme alla compagna Camille. E’ qui che nasce Tyson pugile, D’Amato avvia subito le pratiche per farlo uscire dal riformatorio. Lo affida a due uomini di fiducia come Jim Jacobs  e Bill Cayton. Il vecchio D’Amato vede risvegliarsi la passione per questo sport ed ha uno stimolo in più allenando Tyson:  è quello di trasformare il giovane in una macchina da pugni per cercare di superare il record di Floyd Patterson, che D’Amato portò alla conquista del mondiale all’età di 21 anni e qualche mese. 
Cus e Camille diventano in pratica i genitori di questo giovane, che però non perde l’abitudine di frequentare le sue vecchie amicizie d’infanzia e che conserva un’ inquietitudine interiore difficile da gestire. La medicina è farlo salire sul ring con una frequenza incredibile, lasciandogli poco tempo per i suoi pensieri e la sua violenza che trova libero sfogo sul ring. D’Amato muore nel 1985 senza vedere avverato il suo sogno; sogno che si realizzerà comunque, perché l’anno seguente ad appena 20 anni e 4 mesi Tyson conquisterà il titolo abbattendo in due round il campione Trevor Berbick.
Tyson è una macchina da pugni, non per niente si ispira sul ring ad ideali rappresentati da Jack Dempsey e Joe Frazier. Diventa anche una fabbrica di soldi per sè, che spende e spande, e per chi gli sta vicino. Animo irrequieto con tendenza alla violenza sul ring e fuori viene “studiato” in tutte le sue sfaccettature. Bacci con abilità intercala la sua biografia con gli scritti di grandi inviati che hanno avuto modo di seguire il pugile nelle sue “imprese” dentro e fuori del ring: Dario Torromeo, Rino Tommasi, Riccardo Signori, Claudio Colombo, Fausto Narducci e soprattutto Emanuela Audisio aggiungono di volta in volta un tassello per conoscere e giudicare meglio quello che è visto dal pubblico alla stessa stregua di una belva feroce. Lo scrittore sembra essere diventato la sua ombra, si parla dello stupro che segnò la svolta nella sua carriera, del carcere,  di musulmani, di Don King, altro personaggio fondamentale nell’ultima parte della sua carriera. Scopriamo di volta in volta delle novità che ci fanno conoscere un personaggio che a volte sembra persino indifeso e debole. Una vita dissipata con matrimoni che lo portano sull’orlo del fallimento. Una vita da tragedia greca che Andrea Bacci descrive con abilità, ma anche con un’ introspezione che spesso trasforma noi lettori in una giuria pronta a dichiarare se è colpevole o innocente, grande campione o bluff. Ma una cosa è certa e, alla fine ne siamo tutti consapevoli, che la boxe con Mike Tyson si è nutrita e ha vissuto un’ epoca che difficilmente tornerà.

Di Alfredo

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