Mangiacapre come oggetto avanzato-1di Giuliano Orlando

Le World Series of Boxing, si affacciano ai nastri di partenza con un parco salito a sedici team, contro i dodici precedenti. Segnale importante, che conferma il trend positivo della manifestazione, pur con tutti i limiti che ancora la etichettano, in particolare la sudditanza casalinga dei giudici, la direzione degli arbitri, condizionati dagli ordini dell’AIBA, orientata  alla linea agonistica di un professionismo esasperato, come si è visto perfino ai mondiali femminili a Jeju in Corea. Niente di nuovo, visto che l’ente sta operando per diventare una sigla come quelle operative da tempo e con le quali è entrata in rotta di collisione per la supremazia mondiale del settore. Le WSB rappresentano al momento la manifestazione che assolve al ruolo di traghettatore per il passaggio al professionismo con un minimo di esperienza oltre le tre riprese. Anche se l’edizione odierna è di transizione, non assegnando alcun pass olimpico e non avendo nel programma le finali singole, salvo cambiamenti in corso d’opera, mai da escludere con l’AIBA, resta pur sempre l’unico evento che coinvolge Europa, Asia, Africa e Americhe, e assicura a centinaia di atleti attività continuativa remunerata. Rispetto al 2013-2014 è uscita solo la Germania, mentre a Cuba, Italia, Russia, Algeria, Polonia, Azerbajan, Kazakistan, Argentina, Usa, Polonia e Messico, confermate, si sono aggiunte le novità Marocco, Portorico e Venezuela, col ritorno della Gran Bretagna e della Cina. Ancora assente la Francia.                                                                                       

L’Italia, passata sotto la guida tecnica di Lello Bergamasco, mentre a Francesco Damiani è stato assegnato lo stesso ruolo riguardo alla presenza italiana nell’APB, di cui fanno parte Picardi, Valentino e Russo, ha sfoltito il nucleo straniero, rinforzando quello italiano, nell’ottica di dare ai nostri ragazzi l’opportunità di fare esperienza internazionale, senza creare distonie con la nazionale, visto che Bergamasco è responsabile anche del settore azzurro. La squadra italiana non avrà più Dolce & Gabbana come sponsor, e sarà inserita come corpo attivo della FPI. I quadri dell’Italia Thunder non sono cambiati, conferma per Paolo Casserà direttore, Claudio Ballor general manager e Gian Andrea D’Alberto manager team. Gli stranieri ingaggiati sono gli irlandesi Barnes (49) e Conlan (56), il gallese Evans (69) e l’indiano Bidhuri (52). Il capitano è Mangiacapre (64), mentre Introvaia (60), Cavallaro (75), Manfredonia (81), Turchi (91) e Vianello (+91) partono titolari. Fanno parte della squadra: Conselmo (49), Obbadi e Gallo (52), Bagatin e D’Andrea (56), Boufrakech, Cosenza e Maietta (60), Vangeli e Arecchia (64), Di Russo e Morello (69), Munno e Gena (75), Fiori e Rosciglione (81), Endri Spahiu (91), Alessio Spahiu e Carbotti (+91). Numero destinato a crescere.                                                L’aumento delle franchigie ha comportato scelte diverse. Cuba, Kazakistan, Algeria, Usa, Russia e Azerbajan hanno formato i propri quadri con pugili indigeni, senza alcun nome straniero. Scelta ben diversa per le altre nazioni. Polonia, Marocco, Messico, Venezuela, Ucraina e Portorico hanno attinto a pugili di altri paesi. Anche la Gran Bretagna, entrata all’ultima ora, per sostituire la Germania, ha preso tra gli altri Dalakiev (Bul), De La Nieve (Spa), Ladjiali (Fra) e si avvale di Selby (52), Joyce (+91) e Ward (81) le punte di casa. .                                           

Due i gironi nella fase eliminatoria. Nel primo (A) figurano Ucraina, Russia, Gran Bretagna, Messico, Cina, Marocco, Algeria e Cuba. L’Italia è nel B, che comprende Argentina, Kazakistan, Azerbajan, Venezuela, Portorico, Usa e Polonia.                                                                       

La grande favorita resta la squadra cubana, che si avvale di tutti i migliori e sfrutta l’opportunità per dare spazio ai giovani, che diversamente avrebbe faticato a farli combattere, vista la superiorità con altri pari età. L’unica vera antagonista ad alto livello dovrebbe essere il Kazakistan, a condizione che metta sul ring i migliori, situazione mancata nella semifinale scorsa, quando è stata superata dall’Azerbajan, tra l’altro favorita con alcuni verdetti a dir poco casalinghi. In particolare sconcertante la vittoria di Murtuzaliyev sul croato Hrgovic nei +91. La Russia sulla carta appare molto forte, contando su nomi importanti, molti sono i campioni nazionali e l’ossatura è quella della nazionale. L’Italia è un punto interrogativo, in quanto molti sono all’esordio e quindi il rischio del debutto potrebbe essere un handicap non leggero.         Si parte con l’anticipo il 15 gennaio a Londra nello York Hall, con i britannici opposti alla Cina, che comprende una squadra molto variegata, con tanti giovani promettenti. La prima giornata il 16 con Cuba-Marocco, Ucraina-Messico e Russia-Algeria tutte del girone A. Il 17 gli altri quattro match. L’Italia combatte all’Olympic Complex di Guba in Azerbajan, e porta sul ring, salvo cambiamenti dell’ultima ora, Barnes (49), Conlan (56), Mangiacapre (64), Cavallaro (75) e Turchi (91). Un quintetto di ottimo livello, che dovrebbe contenere i danni contro un quintetto che avrà non solo il tifo dalla sua, ma a pure un occhio di riguarda da parte dei giudici. Turni facili per Cuba in casa contro il Marocco, la Russia con l’Algeria, mentre l’Ucraina ospita il Messico.

Di Alfredo