di Alfredo Bruno

Grosseto si veste in lutto per la scomparsa di Emilio Marconi. Il grande campione si è spento nella sua città all’età di 83 anni. Qualche mese fa se ne andò Domenico Baccheschi che insieme con lui, con Altidoro Polidori e Massimo Zanaboni compose un quartetto molto invidiato negli anni 50 e 60. Marconi era indubbiamente il più dotato, anche se la sua boxe non era appariscente. Il suo sinistro era come il pennello di un artista quando dipinge capolavori. Difficile attaccarlo senza trovare la strada sbarrata dal suo diretto, preciso e velenoso come la punta di una spada.

 Il grossetano ha il merito di essersi fatto largo in un’età di grandi campioni, per certi versi la sua fortuna, perché gli fu riconosciuta la sua bravura e abilità; per certi altri la sua sfortuna per trovare la strada sbarrata. Così avvenne con Duilio Loi, che incontrò da leggero e da peso welter, riuscendo anche a pareggiare nella sua Grosseto per il titolo italiano dei leggeri. Nel terzo match disputato con il fuoriclasse triestino nel 1959 Marconi fu costretto a consegnargli il titolo europeo dei welter, che aveva appena riconquistato contro il temibile francese Herbillon. Il grossetano incrociò i guanti con alterna fortuna contro i migliori connazionali dell’epoca: parliamo di gente del calibro di Bruno Visintin, Luigi Coluzzi, Ernesto Formenti, Luigi Valentini, Luigi Malè, Franco Vescovi.

Iniziò la carriera da leggero dove trovò disco rosso di fronte a Loi, ma si tolse lo sfizio di superare campioni come Jorgen Johansen, ex campione d’Europa e uno dei rari vincitori di Loi, e il pugile di colore francese Morlay Kamara. Era alto per la sua categoria e i problemi di peso non erano indifferenti. Da welter sembrò spiccare il volo arrivando a conquistare il titolo italiano con una bella vittoria su “Gigione” Valentini. Inanellò in campo internazionale una serie di successi, dove facevano spicco le vittorie sul belga Janssens e sui francesi Tedjini e Ussin. Divenne lo sfidante ufficiale al Titolo Europeo. Il 12 febbraio del 1956 compì il suo capolavoro imbavagliando la potenza di Idrissa Dione che sulla carta godeva i favori del pronostico. Dopo un’agevole difesa con l’italo-francese Valere Benedetto si trovò a contrastare Peter Waterman, inglese di classifica mondiale e accuratamente evitato dai nostri più celebrati campioni. Marconi al Foro Italico di Roma compì quello che molti giudicarono un miracolo e altri definirono un capolavoro. Il match finì con il risultato di parità, ma alla fine dell’incontro il più provato era proprio lo sfidante inglese. Nella rivincita il grossetano fu sconfitto a Londra con la complicità di una ferita all’occhio quando mancava poco alla conclusione.

Non si perde d’animo Emilio e ottiene una nuova chance per il titolo lasciato vacante. A Milano supera nettamente il mancino Jacques Herbillon, ma poco dopo ritrova sulla sua strada Duilio Loi. Sono 15 riprese molto dure, il grossetano viene contato due volte, ma costringe il grande avversario a dare il meglio di se per venirne a capo al Vigorelli. Siamo nel 1959 e dopo il match perso in Danimarca con Christensen il grossetano non accetta il ruolo secondario e appende i guantoni al chiodo.
Le esequie si svolgeranno domani 2 settembre a Grosseto con partenza dall’abitazione in via
Abruzzi 13 alle ore 10.45.

La foto di Emilio Marconi proviene dall’Archivio fotografico della Federazione Pugilistica Italiana

Di Alfredo

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